Vivere per sempre sarebbe noioso

C’è chi dice che vivere molto a lungo non sarebbe granché, perché presto o tardi finirebbe con l’essere noioso. Costoro sostengono che, anche se la presente durata “normale” della vita fosse insufficiente, duecento anni o giù di lì sarebbero di certo più che sufficienti a fare tutto quel che vale la pena fare. Hmm. Non ci scommetterei il più scalcinato dei miei centesimi.

Permettetemi di presentarvi Tizio e Caio, entrambi nati nel 1400. Tizio si lamenta del fatto che non vedrà mai quel che succederà dopo l’anno 1500 1490 1470 (ora si ragiona). Si perderà così tante cose nei prossimi secoli, dice.

—“Per amor del coelvm, messer Titivm!” obietta Caio. “De qvali fanfelvche andate cianciando?”
—“Perché mai, messer Caivm?” chiede Tizio.
—“Cosa mai ritenete potrà aver lvogo che valga la pena de protrarre codesta mortale existentiam et che vn cristiano non abbia già vedvto o portato a compimento dvrante lo secolo corrente? Vi concedo che, forse, vna sola vita pvote non esser sì lvnga da permettere che se faccia ogne cosa; ma s’Iddio miracolosamente vi concedesse de vivere sino l’Anno Domini 1600, certamente tale tempo sufficerebbe acciocché voi faceste ogne cosa e vedeste ogne maraviglia.”
—“Messer Caivm, voi svggerite dvnqve che vervna nvova creatione o scoperta avrà lvogo nell’Anno Domini 1700, o 1900?”
—“Natvralmente, messer Titivm! Se ritenete altrimenti, est claro segno che troppo di sovente voi indvlgete a gvardar la fantascientiam.”
—“Fantascientia? Che invsitata parola est mai qvesta?”
—“Nvlla cvi valga la pena de prestar attentionem, meramente vna fonte de sollazzi de li secoli ventesimo et ventesimo primo.”

Se vi sembro sarcastico, non sbagliate. Chi è morto nel 1500 si è perso tutta la musica, l’arte, la letteratura, la scienza, la tecnologia, l’intrattenimento, e le scoperte dei secoli successivi; chiunque pensasse che non ci sarà molto altro da fare, ad esempio, dopo il 2050, con ogni probabilità si sbaglierebbe di grosso. Si scrivono nuovi libri, si girano nuovi film, si creano nuovi giochi, si compone nuova musica, si scoprono nuove cose, e si produce nuova arte ogni giorno. Questo andazzo continua invariato da che esiste la razza umana, e non c’è ragione di pensare che cambierà mai.

Fin troppo spesso mi imbatto in articoli che affermano che vivere per sempre sarebbe noioso, e mi secca terribilmente vedere con quanta noncuranza questa affermazione viene presentata come se fosse una perla di saggezza indiscussa. Se vivessimo per sempre, dicono articoli del genere, presto o tardi avremmo letto, visto, e fatto tutto quello che c’è da leggere, vedere, e fare. Chiaramente, gli autori di tali articoli sono il genere di persona che legge un libro solo una volta, vede lo stesso film solo una volta, e in generale fa qualunque cosa una volta soltanto. Voglio dire, dimentichiamo per un momento quello che ho detto poco sopra (e cioè che ci saranno sempre nuove cose da leggere, vedere, e fare), e supponiamo che ad un certo punto nessuno pubblicasse più nessun nuovo libro. Secondo Google, il numero di libri mai pubblicati fino al 2010 era almeno 130 milioni. Supponendo per assurdo che si potesse leggerne uno al giorno ogni giorno (e ne dubito), ci vorrebbero oltre trecentocinquantamila anni per leggerli tutti. Mi azzarderei a supporre che, una volta che uno li avesse letti tutti, la voglia di rileggerne qualcuno che aveva già letto trecentomila anni prima gli potrebbe anche tornare, no? Simili conti da lavandaia si possono fare anche per film, brani musicali, giochi, sport, occupazioni, strumenti musicali, hobby, eccetera, e la conclusione a cui conducono è sempre la stessa: la probabilità di restare a corto di cose da fare prima che se ne aggiungano milioni (se non miliardi) di altre è assurdamente bassa. Per non parlare del fatto che c’è un limite a quante cose si possono fare nello stesso arco di tempo finito, e per poter apprezzare a fondo molte di queste – come ad esempio gli sport, la pittura, o imparare a suonare uno strumento – occorre che gli si dedichino individualmente tempo ed energie. Molto più banalmente, esistono cose molto semplici che non perdono mai il proprio fascino: davvero, non riesco proprio a capire come possa esistere gente che pensa che, se fosse viva 500 anni da adesso, non avrebbe voglia di andare a fare quattro passi al parco perché l’ha già fatto prima. Riuscire ad intrattenere gente così deve essere un’impresa non da poco…

A parte questioni relativamente banali, quali come passare il tempo quando se ne ha a disposizione tantissimo, lì fuori c’è un universo enorme, e la possibilità che un giorno lo si possa esplorare da vicino è a dir poco entusiasmante. Anche se l’esplorazione spaziale non vi interessasse (cosa per la quale vi guarderei storto fino alla fine dei tempi), le possibilità che ci si presenterebbero se mai incontrassimo una civiltà aliena sono senza limiti, ed espanderebbero incredibilmente ciò che possiamo imparare, fare, e scoprire. Se ci fosse anche una sola possibilità su un milione che ciò accada, correrei volentieri il rischio. Varrebbe senza dubbio la pena di vivere tutto il tempo necessario.

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