Non voglio vivere per sempre

Be’, se uno non vuole vivere per sempre, che non lo faccia.

Non sto scherzando. La questione è davvero così semplice, e vi dirò di più: quand’anche il mondo intero non volesse vivere per sempre, ciò non significherebbe che non dovremmo creare le biotecnologie ringiovanenti.

Perché? Perché il ringiovanimento non rende immortali. Essere sempre giovani significa solo che non si soffrirà mai delle malattie della vecchiaia, non che si sia invulnerabili ai proiettili o ai camion che vengono addosso, o che non ci si possa suicidare. Per di più, dubito che alcuno sarebbe mai costretto a sottoporsi al ringiovanimento. Comunque, anche se il ringiovanimento non ci renderebbe immortali, ci permetterebbe di avere maggior controllo sulla nostra vita. Se mi veniste a dire che siete sicuri di voler morire prima o poi, a me starebbe bene, ma non c’è garanzia alcuna che l’invecchiamento vi uccida al momento opportuno (se mi passate l’espressione): potreste morire di vecchiaia quando ancora c’erano tante cose che avreste voluto fare. D’altro canto, se non aveste da preoccuparvi di una simile eventualità (cioè se la morte per vecchiaia non esistesse più), potreste benissimo decidere in completa autonomia come e quando lasciare questo mondo, ed essere relativamente sicuri che le cose vadano come da programma. In ogni caso, le terapie ringiovanenti andrebbero periodicamente riapplicate, per cui potreste anche sottoporvici fintanto che volete vivere, e poi, quando sarete sicuri che non vi va più, potreste sospenderle e dunque invecchiare e morire. Se va bene a voi, va bene a tutti.

C’è una cosa che mi chiedo, però. Perché la gente si incaponisce a porre l’eterna giovinezza sullo stesso piano dell’immortalità? Quando si discute con terzi del ringiovanimento, ci vuol poco prima che l’immortalità diventi l’argomento del discorso, il che mi spinge a credere che le persone siano inconsciamente convinte della propria quasi-immortalità. “Se curassimo l’invecchiamento,” probabilmente si dicono, “non morirei di niente altro, perché, insomma, tutte quelle altre brutte cose, come l’AIDS, gli incidenti, e via dicendo, a me non accadranno mica. Non è molto probabile.” Non mi sorprenderei se la gente pensasse davvero in questo modo, perché a nessuno piace davvero essere mortale, e la cosa non è affatto una novità. È parte dell’istinto di sopravvivenza che ha permesso alla nostra specie di durare così a lungo, proprio come il meccanismo difensivo che ci spinge ad accettare la nostra mortalità – il cui pensiero altrimenti ci farebbe impazzire, probabilmente prima che possiamo riprodurci.

Ma comunque, non mi interessa convincere nessuno a vivere “per sempre”. Se non fa per voi, non fa per voi. Ad ogni modo, se vi schierate dalla parte di coloro che non vogliono vivere per sempre, ci sono un paio di esperimenti mentali che vorrei provaste a fare. Se vi va, fatemi sapere che ne pensate. Tutto quel che mi interessa è comprendere meglio un punto di vista opposto al mio.

Esperimento mentale 1: Morte indolore garantita

Non so come e quando vogliate morire, ma probabilmente preferireste una morte indolore mentre dormite, quando sarete vecchi. Benone, diciamo che il dottor Rigor Mortis, un chimico tanto geniale quanto disturbato, vi fa una proposta. Mortis dispone di un medicinale in grado di uccidervi istantaneamente e in modo del tutto indolore, e si offre di iniettarvelo mentre dormite, in un momento scelto a caso, solo dopo una certa età a vostra scelta. Ad esempio, voi e il dott. Mortis potreste convenire che, una volta che avrete compiuto 80 anni, lui s’intrufolerà di soppiatto nella vostra stanza da letto e agirà una notte a caso, facendovi di morire nel modo tranquillo che desideravate. L’accordo non può essere revocato; inoltre, il momento in cui Mortis verrà ad uccidervi è scelto completamente a caso, e non c’è modo di influenzare la sua scelta. (Ripeto, però, che in questo esempio non vi ucciderebbe prima che aveste compiuto 80 anni.)

Questa situazione non è diversa dal morire di vecchiaia nel sonno in modo indolore, giusto? E siccome il tutto avviene in modo casuale, la vostra morte potrebbe avvenire sia quando sareste “pronti” che quando avreste ancora avuto faccende da sistemare, proprio come nel caso della morte “naturale” che vi auguravate.

Accettereste un accordo simile? Perché, o perché no?

Esperimento mentale 2: L’assassino inarrestabile

Diciamo che c’è un tale – l’assassino inarrestabile – che ha il potere di uccidervi in qualunque modo desideri. Può far sì che veniate investiti da un treno o siate colpiti da un fulmine. Può infettarvi con qualunque malattia. Può far materializzare un pianoforte a coda dieci metri sopra la vostra testa. Può fare qualunque cosa, e non c’è modo di fermarlo. (Mi rendo conto che ciò è assolutamente irrealistico, ma non importa. È solo un esperimento mentale.)

Supponiamo ora che costui vi riveli di aver deciso di uccidervi. Farà uso dei suoi poteri per uccidervi in un’occasione casuale futura, e con modalità del tutto casuali. In teoria, se il pensiero della morte in generale non vi turba, questa minaccia non dovrebbe neppure farvi batter ciglio: l’assassino inarrestabile potrebbe uccidervi da giovane o da vecchio; potrebbe spararvi o potrebbe farvi venire il cancro; potrebbe anche non fare nulla e lasciare che sia la vecchiaia ad uccidervi. Il punto è che, dal momento che l’assassino inarrestabile agisce in modo del tutto casuale, le vostre probabilità di morire a qualunque età e in qualunque modo non cambiano minimamente a seguito della minaccia. La vostra morte, che avvenga per mano dell’assassino inarrestabile o per cause esterne, è tanto inevitabile quanto lo era prima.

La domanda che vi pongo è: sareste ancora capaci di chiudere occhio la notte, sapendo di questa minaccia?

Il punto di entrambi gli esperimenti è lo stesso. Il vostro ipotetico assassino non può uccidervi più tardi di quanto farebbe l’invecchiamento, perché la morte per vecchiaia sopravviene quando e solo quando il vostro corpo non è più in grado di funzionare. Al momento, morire di vecchiaia è l’unico modo per vivere il più a lungo possibile. Quindi, se la risposta che avete dato alla domanda finale posta da i due esperimenti è “no”, una ragione potrebbe essere che preferireste vivere il più a lungo possibile (il che, per come stanno le cose al momento, significa morire di vecchiaia). E volete saperla una cosa? Non si può vivere più a lungo che “per sempre”.

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