Vivere più a lungo decrepito sarebbe orribile

Ah, questo è poco ma sicuro: vivere più a lungo mentre il corpo ti cade a pezzi sarebbe una bella fregatura, ma fortunatamente non è questo l’obiettivo delle biotecnologie ringiovanenti; anzi, il loro obiettivo è proprio impedire che ciò accada, sia nel breve che nel lungo termine.

Probabilmente questo concetto l’ho ripetuto fino alla nausea in tutto il sito, ma è bene ripeterlo ancora una volta, qualora qualche lettore non avesse letto la sezione sull’invecchiamento e dunque pensasse che quello che si sta cercando di fare sia far vivere la gente più a lungo nonostante la cattiva salute della vecchiaia.

La storia (alquanto da incubo) di una lunga vita passata in un corpo decrepito è narrata nel mito greco di Titone. Per farla breve, Titone era un mortale innamorato di Eos, la titana dell’alba. Anche lei era innamorata di lui, ma c’era un problemuccio: in qualità di dea, Eos era immortale, mentre Titone non lo era. Un bel giorno Titone avrebbe tirato le cuoia e il loro idillio sarebbe stato spezzato. Perciò, Eos pregò Zeus di rendere Titone immortale. Tadà! Tutto risolto, no? No.

Eos sarà anche stata una bella figliuola, ma sfortunatamente per Titone, non è che fosse proprio la Margherita Hack del suo tempo: chiese sì a Zeus di rendere Titone immortale, ma non gli chiese mica di donargli anche l’eterna giovinezza. Risultato: Titone non moriva mai, però diventava sempre più vecchio biologicamente, e dunque sempre più malato. Ad un certo punto era un tale rottame che non riusciva neanche ad alzare un dito, al che Eos lo rinchiuse in una stanza per il suo stesso bene. Alla fine, non Eos non ebbe altra scelta che fare ciò che avrebbe fatto qualunque altra fidanzata premurosa: lo trasformò in una cavalletta e lo rispedì sulla Terra. Logico, no? Non è specificato quanto ci abbiano messo ragni & soci a mangiarselo, ma visto che era vecchio e malato, probabilmente non troppo a lungo.

Si potrebbe accusare Zeus di essere stato il solito trollone, proprio come in Pollon, e ci starebbe anche, però – direste voi – anche Eos non è che sia stata un genio a non accorgersi di una fregatura così ovvia, giusto? Sbagliato. L’ho fatta passare ingiustamente per scema.

Non si può dare la colpa a Eos di non aver capito che, nonostante la vita eterna, la salute di Titone avrebbe continuato a peggiore, perché ciò è di fatto fisicamente impossibile. (D’altra parte c’è un motivo per cui gli dèi sono tali.) Gli antichi greci non potevano saperlo, ma l’invecchiamento biologico è un processo cronico e costante di accumulazione di danni che dura per tutta la vita. Per lungo tempo, il danno non è così abbondante da causare problemi: il corpo umano riesce a gestirlo almeno fino ad un certo punto, oltre il quale i nostri meccanismi di autoriparazione non riescono più a compensare e iniziamo a cadere a pezzi. Gli stadi avanzati di questo processo sono ciò che chiamiamo “malattie dell’età”; lo stadio finale è la morte, cioè il punto in cui il corpo è troppo danneggiato per continuare a funzionare.

Ho detto che quello che è accaduto a Titone è fisicamente impossibile perché non c’è modo in cui avrebbe potuto vivere e invecchiare biologicamente per sempre senza mai raggiungere il punto in cui il suo corpo avrebbe smesso di funzionare. Secondo il mito, Titone ha tranquillamente raggiunto e superato la soglia delle patologie dell’età, e poi ha continuato a peggiorare per secoli (e avrebbe continuato a peggiorare per sempre senza mai morire), ma ciò non può essere. Una cosa simile implicherebbe che, nel caso di Titone, il punto di rottura oltre il quale il corpo smette di funzionare e muore era situato infinitamente lontano sulla scala dell’invecchiamento biologico, e dunque che il corpo di Titone avrebbe potuto raggiungere uno stato di entropia infinita e ciononostante continuare a funzionare. (Una cosa simile farebbe infuriare tutti i fisici passati, presenti, e futuri.) Gli umani più longevi di cui si abbia notizia hanno vissuto forse per 130 anni al massimo, ma si tratta di eccezioni. A meno di interventi medici radicali (tipo il ringiovanimento), mantenere una persona in vita “per sempre”, o anche solo molto oltre quella che per ora è la durata massima osservata della vita, è impossibile. Chi obietta al ringiovanimento dicendo che la qualità della vita è più importante della quantità può stare tranquillo: è proprio alla qualità che il ringiovanimento mira. La quantità è solo un’ovvia conseguenza della qualità. Non c’è alcuna possibilità di allungare la durata della vita in modo significativo senza prima migliorarne sensibilmente la qualità.

Questo è il motivo per cui nessuno ha intenzione di farci vivere più a lungo in un corpo decrepito. Non solo sarebbe una pessima idea, ma non è neanche possibile. Quello in cui consiste il ringiovanimento è riparare periodicamente il danno che si accumula nel corpo, cosicché la soglia delle patologie non venga mai raggiunta, e di conseguenza, neppure quella della morte. Potrebbe capitarci di morire in un incidente o magari a causa di una malattia infettiva incurabile, ma non delle malattie della vecchiaia, perché non ne soffriremmo mai. Questa è la ragione per cui, in un mondo in cui il ringiovanimento fosse la norma, la durata media della vita potrebbe tranquillamente essere di secoli.

Adesso vi sarà chiaro il motivo per cui l’obiezione che abbiamo discusso in quest’articolo è comunemente nota con il nome errore di Titone.

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