Non si riuscirebbe a pagare le pensioni

Probabilmente, il problema delle pensioni sembra l’arma segreta degli oppositori del ringiovanimento, magari assieme allo spettro della sovrappopolazione; in verità, in questo caso il “problema” delle pensioni non è affatto un problema, e lungi dall’essere un’argomentazione contro il ringiovanimento, è un’argomentazione a favore.

Riassumiamo brevemente com’è che il sistema pensionistico funziona oggi come oggi. Raggiunta l’età di 65 anni, più o meno, un lavoratore va in pensione (cioè smette di lavorare e non produce più alcuna ricchezza) e riceve una pensione dallo Stato (cioè prende soldi senza dare niente in cambio). In teoria, la pensione ce la si è guadagnata lavorando da giovani, e lo Stato si limita a renderci i soldi che (in un certo senso non letterale) ha tenuto da parte durante la nostra vita; in pratica, sembra che il sistema pensionistico possa restare a secco in tempi relativamente brevi negli Stati Uniti e forse anche in Europa, e potrebbe trovarsi ad affrontare una seria crisi attorno al 2050, quando – secondo le stime – il numero di ultraottantenni sarà cinque volte quello di adesso. Pagare tutte quelle pensioni sarà di sicuro uno spasso.

A dirla tutta, stiamo già avendo problemi a pagare le pensioni. L’età pensionabile sta lentamente salendo sempre di più in tutto il mondo, sia per gli uomini che per le donne, e non soltanto perché i sessantenni di oggi se la passano un po’ meglio di quanto non facessero i sessantenni di quando mio nonno era giovane: ovviamente, più tardi se ne vanno in pensione, più a lungo continueranno a produrre ricchezza, e più tardi lo Stato dovrà iniziare a versare le loro pensioni per il resto dei loro giorni. Siccome la durata media della vita umana passata in buona salute non aumenterà di molto fintanto che non avremo implementato il ringiovanimento, il risultato è questo: si lavorerà più a lungo in condizioni di salute sempre peggiori, e si andrà in pensione più tardi rispetto alle generazioni precedenti. Non pare molto allettante, vero?

È chiaro che non si può continuare ad alzare l’età pensionabile all’infinito se non si è in salute (e dunque idonei al lavoro) oltre i 60-70 anni massimo. Anche senza il ringiovanimento, ci possiamo comunque aspettare che la gente vivrà un po’ più a lungo in futuro, grazie a qualche progresso tecnologico e geriatrico. Vivere fino a cent’anni potrà diventare più comune, ma oltre un certo punto la propria salute continuerà a peggiorare. Gli anziani non saranno in grado di mantenersi per molto più a lungo di quanto facciano adesso, e l’unico risultato che otterremo in questo modo sarà un periodo più lungo durante il quale la generazione più vecchia dovrà essere mantenuta da quella più giovane. In sintesi, il rischio è che si potrebbe finire a consumare ricchezza per un tempo più lungo di quello passato a produrne. A meno che non si riescano a tirare soldi fuori dal cappello, ci sono solo due modi di risolvere la questione: o smettiamo di pagare le pensioni, oppure rendiamo la gente in grado di lavorare a prescindere dall’età.

La prima opzione non è fattibile, perché non si può avere un esercito di anziani stanchi e malati che nessuno mantiene, quindi bisogna passare all’opzione numero due. Ora, prima che qualcuno inizi a protestare e dire che, dopo aver lavorato quarant’anni, ha tutto il diritto di starsene seduto a far niente tutto il giorno, lasciatemi sottolineare il fatto che in un mondo dove il ringiovanimento fosse la norma, avere 30 o 90 anni non farebbe alcuna differenza. A prescindere dalla età, si sarebbe sempre sani ed energici, ragion per cui sarebbe improbabile che chicchessia volesse passare le giornate a girarsi i pollici solo perché ha più di 65 anni. (Se c’è qualcuno che lo vorrebbe fare comunque, l’unica cosa che posso dirgli è che probabilmente odia il proprio lavoro e forse dovrebbe cambiarlo, oppure è solo un gran pigrone. Ad ogni modo, se le opzioni disponibili fossero girarsi dei pollici sani e dei pollici malati e decrepiti, perché non scegliere la prima opzione?) In uno scenario simile, è più probabile che la gente lavori per diciamo 35 anni, e poi vada in pensione per cinque anni, durante i quali riceverebbe una pensione proprio come oggi (oppure vivrebbe con i propri risparmi, se ne ha a sufficienza). Passati questi cinque anni, potrà tornare a lavoro e produrre nuovamente ricchezza, anziché essere pagata a vuoto dallo Stato. In questo modo, lo Stato spenderebbe molti meno soldi in pensioni, e avrebbe introiti molto maggiori, derivanti dal lavoro degli anziani ringiovaniti.

Quindi, qualora qualcuno pensasse che ringiovanire la gente significherebbe avere milioni di centenari ringiovaniti perfettamente sani che passano il loro tempo a giocare a canasta pagati dallo Stato per i secoli a venire, la risposta è no, non è quello il piano. Il ringiovanimento non nuocerebbe all’economia; semmai le gioverebbe, il che è un’ottima ragione per aspettarsi che le terapie ringiovanenti per ogni cittadino vengano pagate dallo Stato, in tutto o in parte. Fare altrimenti potrebbe significare ritrovarsi con un sacco di gente che non può permettersi il ringiovanimento, e che alla fine diventerebbe troppo malata per lavorare e produrre ricchezza. A quel punto, costoro diverrebbero un peso sull’economia, perché lo Stato dovrebbe pagar loro la pensione e le varie (inutili) spese mediche geriatriche. A lungo andare, la perdita economica sarebbe enorme. Sembra evidente che pagare per il ringiovanimento dei cittadini una volta ogni due o tre decenni sarebbe più conveniente che pagar loro la pensione per due o tre decenni, specialmente quando si pensa che durante quei due o tre decenni la gente cui lo Stato avesse pagato il ringiovanimento sarebbe perfettamente in grado di lavorare e produrre ricchezza.

NOTA: Questo articolo spiega perché probabilmente il ringiovanimento risolverà il problema delle pensioni in generale, rendendole obsolete, ma non afferma che risolverebbe necessariamente la crisi delle pensioni attesa per il 2050. Il tempo rimasto tra oggi e il 2050 è probabilmente troppo breve perché si riesca ad implementare il ringiovanimento su vasta scala e riorganizzare (o demolire) il sistema pensionistico di conseguenza. Ciò che è più probabile che accada durante questo tempo è che le prime terapie ringiovanenti ci faranno guadagnare qualche anno di buona salute extra, cosicché alzare ancora l’età pensionabile sarà fattibile. In questo modo, si può sperare di mitigare il peggio della crisi del 2050, o magari anche rimandarla di una generazione, se ci va bene (a meno che qualcuno non trovi un altro modo di sistemare l’apparato pensionistico che non richieda di preservare l’idoneità al lavoro degli anziani). Ad ogni modo, una volta che il ringiovanimento fosse disponibile su vasta scala, la natura delle pensioni cambierebbe di conseguenza: come abbiamo discusso, sarebbero limitate a qualche anno o sarebbero eliminate del tutto perché non necessarie, rendendo qualunque possibile crisi pensionistica futura molto improbabile, se non addirittura impossibile. (È difficile avere una crisi delle pensioni se non ci sono pensioni da pagare.)

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