Le vecchie generazioni devono far largo ai giovani

Alcune affermazioni, come quella confutata in questo articolo, possono suonare molto diverse a seconda di come le si formuli, sebbene il loro significato rimanga invariato. L’idea che le vecchie generazioni debbano far largo ai giovani suona immediatamente giusta, condivisibile, e forse persino nobile. Tuttavia, penso che sia così per due ragioni che poco hanno a che vedere con il suo significato meno ovvio. La prima ragione è che si tratta di uno di quei luoghi comuni che vengono ripetuti di continuo, al punto che sembra vero per sfinimento (come si dice, se si ripete una menzogna sufficientemente a lungo, diventerà verità). La seconda è appunto che al significato meno ovvio di cui parlavo viene prestata poca o nessuna attenzione; questo significato è “della vita degli anziani ci importa meno che di quella dei giovani”, il che non suona tanto bene quanto la frase originale. Può sembrare un’esagerazione, ma non lo è: se ci importasse di entrambe in egual misura, perché mai gli anziani dovrebbero farsi da parte (leggesi: morire delle malattie della vecchiaia) per far largo ai giovani?

È mia opinione che le radici di questa discriminazione siano da cercarsi nell’evoluzione.

I bambini sono (di solito) carini e indifesi. Questo è ciò che fa scattare in noi l’istinto di proteggerli, sebbene non sia la ragione per cui lo facciamo. Una specie che fa affidamento sulla riproduzione sessuata per la sopravvivenza non durerebbe a lungo se i genitori se ne infischiassero dei propri figli. (Specie in cui i genitori danno vita ad un numero esorbitante di figli fanno eccezione, perché il loro vantaggio evolutivo non sta nelle cure parentali, bensì nelle probabilità.) Le biotecnologie ringiovanenti non ci renderebbero immortali; se smettessimo di riprodurci del tutto e per sempre, rischieremmo comunque l’estinzione, sebbene nel lunghissimo periodo. (In altre parole, potremmo sempre morire tutti ad uno ad uno di cause diverse dalle malattie legate all’età.) Questa è la ragione per cui i figli sono importanti per gli umani (e le altre specie): sono mezzi di perpetuazione della specie. Inoltre, siccome non sono in grado di badare a sé stessi e rischiano dunque di morire prima di potersi riprodurre a loro volta, necessitano che gli si presti particolare attenzione. È per questo motivo che la maggior parte delle specie sul pianeta prendono la protezione e la sicurezza dei propri figli tanto sul serio: probabilmente, le specie che non l’hanno fatto non hanno avuto altrettanto successo, e non ne è rimasta traccia.

Quegli individui che non sono più cuccioli (o, nel nostro caso, bambini) ma sono ancora fertili rivestono ancora importanza in termini riproduttivi, ma visto che sono in grado di badare a sé stessi, richiedono poca o nessuna attenzione da parte degli altri (o della società). Individui che non sono più in grado di riprodursi, o che quand’anche lo fossero non sarebbero in grado di prendersi cura della loro progenie (principalmente adulti anziani), sono di nessuna importanza dal punto di vista della sopravvivenza della specie, e anzi, possono essere addirittura d’intralcio; il loro contributo (in termini di figli) probabilmente l’hanno già dato, e adesso tutto ciò che fanno è consumare risorse che potrebbero essere dedicate a individui più giovani che a loro volta potrebbero generare nuovi individui. Probabilmente, individui che avessero dedicato troppe energie e risorse ai propri anziani (dunque sottraendole a sé stessi e ai figli) avrebbero avuto meno successo riproduttivo di altri, e se mai sono esistiti, sono stati estirpati via come erbacce dalla selezione naturale. Infatti, a parte gli esseri umani, di animali che si prendano tanta cura degli anziani non ce ne sono molti.

In questo senso, la scarsa importanza degli anziani è codificata nei nostri geni, proprio come l’estrema importanza dei bambini nello stesso senso. Suppongo che sia per questa ragione che l’idea che i vecchi debbano far largo ai giovani è diventata luogo comune; ma che razza di società civilizzata saremmo se ci fidassimo ciecamente dei suggerimenti di un ancestrale istinto biologico senza cervello senza prima pensare alle sue implicazioni? È da parecchio che non ci limitiamo a eseguire semplicemente la nostra programmazione genetica, e la ragione per cui ci dovrebbe importare degli anziani non è rappresentata da quel che possano o non possano contribuire in termini di riproduzione, ma piuttosto al fatto che si tratta dei nostri nonni, dei nostri genitori, dei nostri figli, dei nostri parenti, e dei nostri amici, e non devono far largo a nessuno. (A voler stare a spaccare il capello in quattro, gli anziani ringiovaniti sarebbero in grado di riprodursi, e dunque l’istinto ancestrale potrebbe rilassarsi.)

Un momento, però. Supponiamo che per qualche ragione gli anziani debbano in effetti far largo ai giovani, che nel nostro caso significherebbe rinunciare al ringiovanimento e accettare di buon grado di morire di vecchiaia. Di quali giovani stiamo parlando, esattamente? Dubito che siano i giovani che già esistono, o quelli che stanno per nascere, perché per fortuna ancora non siamo neppure vicini al punto in cui per poter dare a qualcuno un posto dove vivere, risorse, spazio, o un impiego bisognerebbe prima che morisse qualcun altro a cui sottrarli. Tantomeno avrebbe senso chiedere agli anziani di rinunciare al ringiovanimento, e dunque alla buona salute e alla vita, per fare largo a ipotetiche generazioni future che ancora non sono neppure nell’utero delle loro madri, perché ciò significherebbe che il diritto alla vita di persone che esistono già sarebbe meno importante di quello di persone che non esistono ancora. Ciò non sarebbe molto differente da quel che sostiene chi pensa che il diritto di scelta delle donne sia meno importante del diritto alla vita di un ammasso di cellule senza cervello – o peggio, quello di un qualche bambino immaginario che potrebbe essere bellissimo, intelligentissimo, e stupendo, se solo si rinunciasse all’uso dei contraccettivi e tutta una serie di altre condizioni favorevoli si verificasse.

La verità è che non ci sono giovani cui bisogni far largo. L’esistenza non è come un giro sulle montagne russe, dove ognuno se ne sta in fila ad aspettare che gli altri abbiano finito prima di poter salire a propria volta. Non esistono persone che aspettano di venire messe al mondo, ma solo un mucchio di sostanze chimiche sparse in giro per il mondo che potrebbero contribuire all’esistenza di una persona per un certo tempo. (La maggior parte dei tessuti del nostro corpo non rimane invariata per sempre, e difatti viene sostituita in tempi che variano da giorni ad anni.)

Probabilmente, la morte di una persona è un evento abbastanza significativo da poter far sì che nasca Tizio al posto di Caio, o magari nessuno dei due. (Ad esempio, se i miei nonni venissero ringiovaniti, potrebbero decidere di fare altri figli che altrimenti non avrebbero mai avuto; oppure potrebbero decidere di separarsi, e mia nonna, che ha 120 anni ma ne dimostra 25 in tutti i sensi, potrebbe incontrare un ragazzo di 30 anni e farci un figlio; se invece mia nonna fosse morta di vecchiaia, ciò non sarebbe mai accaduto, e questo trentenne probabilmente avrebbe avuto un figlio diverso, o magari nessuno.) Tuttavia, anche far sesso con il proprio compagno domani mattina anziché oggi, cambiare città, e tutta una serie di altre cose relativamente insignificanti possono far venire al mondo Tizio invece di Caio, per cui è chiaro che stare a preoccuparsi di chi ancora non esiste è una perdita di tempo, e che dare più importanza all’inesistente diritto alla vita di persone immaginarie che a quello di chi è già tra noi sarebbe una follia.

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