Il ringiovanimento diventerebbe un’imposizione

Una volta qualcuno mi ha detto di temere che, se creassimo il ringiovanimento, questo potrebbe venire imposto a chi non lo desidera, e che dunque, si finirebbe col costringere la gente a vivere “per sempre”. È una buona ragione per non creare il ringiovanimento? Naturalmente no! Voglio dire, immaginate se le trasfusioni di sangue non fossero mai state inventate per paura che le si sarebbe potute imporre ai testimoni di Geova!

Oltretutto, se ammettessimo per ipotesi che il ringiovanimento non dovrebbe essere creato per evitare il rischio che possa venire imposto a chi preferisse invecchiare e morire, chiediamoci: e le persone che non vogliono invecchiare e morire, e a dispetto della loro volontà vi sarebbero costrette perché qualcun altro si è opposto alla creazione del ringiovanimento? Invecchiare e morire, anche se esiste il ringiovanimento, è perlomeno possibile; non invecchiare e non morire se il ringiovanimento non esiste non lo è.

Essendo le terapie ringiovanenti dei trattamenti medici, il paziente avrebbe diritto a rifiutarli, se così preferisse. Infatti, il diritto di rifiutare o interrompere trattamenti medici esiste già (vedi ad esempio questo documento dell’OMS del 1994, pagina 11, articolo 3.2, che sancisce questo diritto ai cittadini europei), quindi se uno proprio il ringiovanimento non lo volesse, ha già il diritto di rifiutarlo.

Si potrebbe obiettare che questo diritto esiste sulla carta, ma non viene sempre rispettato. So bene che ci sono stati casi simili, ma generalmente si riducono a uno di due tipi: pazienti giudicati incapaci di intendere e di volere, e pazienti affetti da malattie incurabili ma non letali che volevano semplicemente porre fine alle proprie sofferenze.

In Italia siamo certamente tutti familiari con il caso di Eluana Englaro o quello di Piergiorgio Welby, in cui le persone vicine all’interessato e/o l’interessato stesso hanno dovuto affrontare ogni genere di battaglie legali per vedere riconosciuto il diritto di interrompere il trattamento; la cosa buona è che le battaglie sono state vinte, a riprova del fatto che, sebbene lentamente, ci si sta muovendo verso un sistema in cui il volere del paziente è rispettato anche quando va contro la morale di terzi – i quali, francamente, non dovrebbero avere voce in capitolo: quello che un malato terminale o gravemente disabile vuol fare di quel che resta della propria vita è solo affar suo. Sfortunatamente, sappiamo anche di casi che non sono finiti altrettanto bene, come quello di Giovanni Nuvoli.

In situazioni come quelle di cui sopra, capisco benissimo che il paziente possa voler rifiutare il trattamento, e imporglielo sarebbe a mio avviso immorale. Tuttavia, l’analogia che si potrebbe pensare di fare tra questi casi e quello delle terapie ringiovanenti è falsa. Le terapie ringiovanenti sono preventive, il che vuol dire che impediscono di ammalarsi. Non si tratta di trattamenti per costringere i pazienti a restare in vita in uno stato pietoso in nome della morale discutibile di altri; stiamo parlando di trattamenti che, di finire in uno stato pietoso, lo impediscono. Francamente, ho difficoltà a immaginare chi mai, sano di mente, potrebbe protestare che gli si impedisce di ammalarsi. D’altra parte c’è gente che si lamenta dell’obbligatorietà dei vaccini – anche se generalmente si tratta o di gente che dei vaccini non ha capito un tubo, o che pensa che un’organizzazione di rettili spaziali governi il mondo in gran segreto. Ho idea che chi rifiutasse le terapie ringiovanenti per sé stesso potrebbe non essere troppo diverso da costoro, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio.

Se devo essere franco, penso che il ringiovanimento obbligatorio sarebbe una buona idea, proprio come lo sono i vaccini obbligatori per malattie infettive molto pericolose. In modo simile a quello in cui le persone infette sono un rischio per gli altri, chi soffre di malattie della vecchiaia è suo malgrado un enorme peso economico ed emotivo per gli altri. Ciononostante, se qualcuno preferisse davvero ammalarsi e morire di vecchiaia anziché essere in salute per un periodo indefinitamente lungo, e manifestasse questa sua volontà mentre è capace di intendere e volere, ritengo comunque che la sua scelta dovrebbe essere rispettata, e che lo sarà. Ad ogni modo, se devo dare un’opinione onesta, capirei se chi rifiutasse il ringiovanimento venisse guardato male. Permettetemi di spiegare perché.

Supponiamo che vivessimo in una società in cui il ringiovanimento fosse cosa normale. Supponiamo inoltre che ci fosse un tizio che preferisse invecchiare e morire in modo “naturale”, e supponiamo che gli fosse permesso di farlo senza interferenze. Che succederebbe? Per tentare d’immaginare uno scenario verosimile, proviamo prima a fare un esempio più semplice. Supponiamo che io sia inchiodato su una sedia a rotelle, ma che voi siate disposti a pagarmi una cura miracolosa che mi rimetterà in piedi e mi restituirà la salute e l’indipendenza. Se io rifiutassi la terapia e invece vi chiedessi di continuare a spingere la sedia a rotelle, voi avreste tutto il diritto di mandarmi a quel paese e andarvene: come io ho il diritto di rifiutare la terapia, voi avete il diritto di rifiutarvi di spingere la sedia a rotelle, specialmente quando sarebbe disponibile un’alternativa migliore per tutti.

Il caso del tizio che rifiuta il ringiovanimento è del tutto analogo. Le malattie della vecchiaia gli impediscono di prendersi cura di sé stesso e di mantenersi da solo, ma anziché accettare le terapie ringiovanenti che lo Stato gli offre (come ho discusso qui, è ragionevole aspettarsi che saranno in tutto o in parte a carico dello Stato), le ha rifiutate e ora chiede allo Stato di pagargli una pensione, le spese mediche geriatriche (sostanzialmente inutili), e magari un posto in una struttura sanitaria che potrebbe essere occupato da qualcuno che ha un male davvero incurabile. (Ricordate che, in un mondo in cui il ringiovanimento fosse normale, le strutture per anziani sarebbero con ogni probabilità solo un ricordo.) Perché mai lo Stato dovrebbe accettare questo capriccio, quando invece pagare il ringiovanimento di questo tizio una volta ogni paio di decenni sarebbe meglio e più conveniente per tutti? Solo perché il tizio “preferisce” essere malato? Bene, ma chi è causa del proprio male pianga sé stesso, e soprattutto non venga a piangere da terzi. Essere ammalati è un discorso; voler essere ammalati è un altro.

Francamente, tutti questi discorsi sono alquanto ipotetici. Ho idea che quelli che rifiutano il ringiovanimento oggi, mentre non esiste ancora, miracolosamente cambieranno idea non appena il ringiovanimento sarà stato creato. Anzi, credo che il problema non si porrà neppure, perché al contrario di quello che probabilmente immagina il pubblico, il ringiovanimento non è una pillolina magica che cura tutto e subito e che appare dal nulla; è una serie di terapie diverse, che arriveranno in tempi diversi e preverranno solo alcune malattie ciascuna. L’essere sempre biologicamente giovani sarà solo il risultato della somma di tutte le terapie. Ciò ci permetterà di abituarci gradualmente all’idea che certe malattie dell’età non vengono più, o se vengono lo fanno molto più tardi del solito, finché pian piano ci abitueremo al fatto che nessuna malattia dell’età viene più, e che la vita si è allungata tantissimo. Le prime terapie di questo tipo che possiamo aspettarci sono i senolitici, i quali dovrebbero prevenire infiammazioni croniche e ridurre il rischio di cancro, tra le altre cose. Ora, onestamente, ve lo immaginate uno che, sentendosi dire dal medico “Guarda, ti prescrivo questi senolitici, che prevengono questa e quest’altra patologia. Li facciamo adesso e poi ogni dieci anni, così stai meglio e rischi di meno”, gli risponde: “No, grazie. Preferisco rischiare di ammalarmi.” Io, onestamente, non riesco ad immaginarmelo.

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