Implicazioni morali

In questo articolo, tenterò di mostrare l’inaccettabilità, dal punto di vista morale, del rischio di sovrappopolazione come obiezione al ringiovanimento. Ai fini dell’articolo, che il mondo sia o meno sovrappopolato, adesso o in futuro, è irrilevante. Discuteremo fatti e dati negli altri due articoli dedicati all’argomento; per ora, tutto quel che voglio è giungere alla conclusione che non creare il ringiovanimento per scongiurare la sovrappopolazione è moralmente inaccettabile (in modo particolare quando si consideri l’ovvia e molto più etica alternativa), e dunque che la sovrappopolazione non costituisce una valida obiezione al ringiovanimento.

Iniziamo da un esempio. Immaginiamo una famiglia composta da due genitori e tre figli. La famigliola non se la passa troppo bene dal punto di vista finanziario, e vive inscatolata in un appartamentino piccino picciò, senza alcuna possibilità di trasferirsi in una casa più grande. È ovvio che non possono certo permettersi di fare più figli, ma lo vorrebbero davvero. Cosa devono fare?

L’unica risposta ragionevole è che non dovrebbero fare più figli finché non potranno permetterseli. Buttar via i vecchi per i nuovi, che ancora nemmeno sono stati concepiti, sarebbe né più, né meno, che follia allo stato puro.

Detto ciò, torniamo alla sovrappopolazione come obiezione al ringiovanimento. Si può riassumere come segue:

Se curassimo l’invecchiamento, finiremmo con l’avere più gente di quanta il pianeta ne possa mantenere. Perciò, non dovremmo curare l’invecchiamento.

Traduzione: curare l’invecchiamento significherebbe eliminare le malattie dell’età dalla lista di tutte le cause di morte; in altre parole, significherebbe eliminare un modo molto efficace di sbarazzarsi degli anziani. Se non ci sbarazzassimo degli anziani, non avremmo posto per nuovi bambini, e dunque non dovremmo curare l’invecchiamento.

Se dovessimo applicare questo metro di ragionamento all’esempio in scala ridotta della famiglia di cinque persone, i due genitori dovrebbero sbarazzarsi dei bambini che hanno per far posto a quelli che vorrebbero, e non mi riferisco a sbatterli fuori di casa non appena abbiano compiuto 18 anni; nuovi bambini vengono al mondo di continuo, il che, nel nostro esempio, equivarrebbe al desiderio dei due genitori di fare nuovi bambini subito. Non curare l’invecchiamento significherebbe lasciare che la gente si ammalasse delle orribili malattie dell’età e ne morisse; nell’esempio della famiglia, ciò sarebbe paragonabile a non vaccinare i bambini. (Già che ho menzionato i vaccini, notiamo come siano un altro ottimo esempio. Supponiamo che, agli albori dell’epoca dei vaccini, qualcuno si fosse opposto alla loro creazione, sulla base del fatto che avrebbero potuto causare un incremento ingestibile della popolazione. Col senno di poi, questo ipotetico qualcuno non ci sembrerebbe matto da legare?)

Ça va sans dire: da un punto di vista strettamente morale, se il nostro timore è quello di finire con l’avere più gente di quanta ce ne possiamo permettere, la soluzione più ovvia e appropriata è non mettere al mondo più gente di quanta ce ne possiamo permettere. Chiedere a chi è vivo oggi di morire per amore di potenziali persone future significa volere la botte piena e la moglie ubriaca, e non è affatto una soluzione al problema della sovrappopolazione – e non per ragioni morali, ma per ragoni molto pratiche e concrete che discuterò nell’articolo Dinamiche demografiche.

Ciononostante, l’idea che gli anziani si sacrifichino per amore di ipotetici bambini che ancora non sono neppure nell’utero delle loro madri appare perfettamente accettabile, al contrario dell’esempio della famigliuola di cui sopra, nel qual caso chi suggerisse di sbarazzarsi dei figli più vecchi per poterne fare di nuovi ci sembrerebbe essere fuori come un citofono. Per quale motivo si fanno due pesi e due misure in modo così eclatante? Mi vengono in mente tre possibili motivi.

La prima e più ovvia ragione è che la morte per vecchiaia accade “naturalmente”, e finora è stata inevitabile; dalla falsa uguaglianza “normale” = “giusto”, si tende a concludere che le cose dovrebbero restare così come sono. Però, adesso che l’inevitabilità dell’invecchiamento viene chiamata in causa, questo ragionamento già zoppo di per sé si trova in una posizione ancora più precaria.

La seconda ragione potrebbe essere il fatto che, in soldoni, non diamo tanta importanza alle vite degli anziani quanto a quelle dei bambini. Ciò potrebbe essere comprensibile dal cinico punto di vista della sopravvivenza della specie, ma è assolutamente indifendibile da qualunque punto di vista umano e umanitario.

La terza ragione è che generalmente non si pensa davvero all’umanità come una specie di unica, grande famiglia. I tre bambini del nostro esempio sono molto più “concreti” degli anziani del caso su vasta scala. Quando pensiamo ai tre bambini, ci figuriamo al posto di uno dei due genitori e l’idea di gettare via i nostri figli ci riempie di orrore; quando pensiamo a “gli anziani” del caso generale, li percepiamo essenzialmente come persone anziane qualsiasi che non conosciamo neppure e per le quali non nutriamo alcun attaccamento. Le uniche eccezioni potrebbero essere i nostri genitori e nonni. In parole povere, abbiamo la tendenza a non interessarci troppo delle persone con le quali non abbiamo uno stretto legame. Non dico certo che bisogni essere tanto affezionati al primo tizio che passa per strada quanto lo si è ai propri figli, ma c’è una differenza tra questo e supporre che sia lecito che il tizio che passa per strada muoia di vecchiaia così si leva di torno e fa posto ai bambini del futuro.

In breve: non si può fare ricorso allo spettro della sovrappopolazione per opporsi al ringiovanimento, perché non è accettabile chiedere alla gente di rinunciare alla propria salute e ad una vita dalla durata potenzialmente illimitata per amore di bambini che di fatto ancora non esistono neppure. L’unica alternativa è non mettere al mondo più gente di quanta il mondo stesso ne possa supportare.

Può darsi che io vi abbia convinti che la sovrappopolazione non sia un’obiezione moralmente valida, ma di certo vi sarete accorti di un piccolo problema nel mio ragionamento: se non si possono mettere al mondo più persone di quante ne possiamo mantenere, bisogna che in qualche modo si impedisca che nascano troppe persone, il che fa temere la possibilità del controllo demografico. Dubito fortemente che dovremo mai davvero obbligare la gente a non fare figli; i motivi del mio scetticismo li trovate nell’articolo Dinamiche demografiche.

L’obiezione della sovrappopolazione
Implicazioni morali Spazio, ambiente, risorse e occupazione Dinamiche demografiche
leafLeggi “Overpopulation” su LEAF (Vedi anche “Lack of resources” su LEAF)
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