I problemi sono ben altri

Il titolo che ho dato all’originale inglese di questo articolo è There are more urgent issues, cioè “Ci sono questioni più urgenti [del ringiovanimento]”. Tuttavia, in onore al famoso benaltrismo all’italiana che ci invidiano in tutto il mondo, ho deciso di dare alla versione italiana il titolo “I problemi sono ben altri”, tanto il senso è lo stesso. (Poi non mi si venga a dire che non sono patriottico.)

Detto tra noi, il benaltrismo è altrimenti noto come fallacia della privazione relativa – la traduzione meno scalcinata che ho trovato dell’inglese fallacy of relative privation. L’errore che commette chi dice che “i problemi sono ben altri” è quello di sostenere che, a meno che un problema sia il più grave in assoluto, possiamo anche sbattercene, almeno fintanto che tutti quelli più gravi di quello dato non siano stati risolti. Inutile dire che ciò è un’idiozia da premio Nobel, perché ammesso e non concesso che fosse possibile stilare una lista di tutti i problemi in ordine di gravità su cui tutti concordassero, un problema potrebbe benissimo essere meno grave di un altro ed essere comunque una tragedia. A meno che l’ipotetico problema più grave di tutti non fosse un asteroide in rotta di collisione con la Terra, mi guarderei bene dal posticipare la risoluzione di altri problemi in favore di questo, e a dirla tutta, probabilmente non lo farei neppure allora.

Per come la vedo io, l’invecchiamento è il problema più grave dell’umanità, visto che uccide 100.000 persone al giorno (e generalmente dopo un decennio o due di sofferenze), ma non mi sognerei nemmeno di dire che bisogna smettere di preoccuparsi dei bambini che muoiono di fame in Africa perché c’è un problema più grave. Chi commette questa fallacia, invece, dice esattamente che i bambini affamati, o la malaria, eccetera, sono problemi più importanti della salute degli anziani, e che dunque del ringiovanimento siamo autorizzati ad infischiarcene. E sia chiaro che i bambini affamati e la malaria sono problemi importanti, ma quand’anche fossero più importanti della salute degli anziani, niente ci impedisce di dedicarci alla risoluzione di più problemi alla volta: di persone sul pianeta ne abbiamo più che a sufficienza, e mentre un sacco di gente già si dedica alla risoluzione dei problemi “tradizionali” (clima, bambini, povertà, e via dicendo), pochi si dedicano seriamente alla risoluzione del problema dell’invecchiamento, risoluzione che non può ridursi all’accudire gli anziani in una casa di riposo; piuttosto, deve consistere nella completa eradicazione delle malattie dell’età. Quando qualcuno è ammalato, aiutarlo non significa solo reggergli il fazzoletto mentre si soffia il naso, ma significa anche e principalmente fare il possibile affinché si rimetta completamente e al più presto.

Ritengo che le ragioni per cui non si tende a considerare la sconfitta dell’invecchiamento come una priorità siano le solite due: si pensa che non sia possibile e che non sia desiderabile, e di queste due concezioni errate me ne occupo già nelle sezioni L’invecchiamento, Benefici del ringiovanimento, e Risposte alle obiezioni rispettivamente. Per cui, supponiamo pure per assurdo che la sconfitta dell’invecchiamento non sia una priorità, e vediamo perché rimandare la risoluzione di un problema di priorità minore sia comunque una pessima idea.

La ragione più ovvia è che la ricerca e il progresso in un dato settore possono far progredire un altro settore (e in genere succede). Se non mi credete, potete dare un’occhiata ad esempio a questa pagina. È una lista di cose utilizzate nella vita di tutti i giorni, o comunque in campi diversi dall’esplorazione spaziale, che però sono tutte prodotto di ricerche fatte per scopi legati all’esplorazione dello spazio. La lista include termometri all’infrarosso, LED per applicazioni mediche, arti artificiali, cellule solari, tecnologie per la purificazione dell’acqua, e via dicendo. Se avessimo dato ascolto a chi diceva che “ci sono problemi più importanti a terra che nello spazio”, e avessimo sottratto tempo e risorse alla ricerca spaziale per dedicarle a questi non meglio specificati problemi più importanti, adesso probabilmente tutte queste cose non le avremmo, o le avremmo avute solo molto più tardi. Volete un altro esempio? Quando il dipartimento americano per la difesa stanziò i fondi per ARPANET, probabilmente non aveva idea che ciò avrebbe condotto alla Internet odierna, la cui importanza su tutti i fronti è talmente palese che se mi mettessi a disquisirne sarebbe un insulto alla vostra intelligenza. Avessero dedicato quei soldi ad altro, può darsi che oggi né questo blog né altri siti esisterebbero.

Similmente, la ricerca contro l’invecchiamento produce risultati che sono preziosissimi per la medicina e la scienza in generale, per esempio per curare malattie che possono colpire ben prima della vecchiaia. Un buon esempio è questa potenziale terapia per la degenerazione maculare, la cui forma giovanile può essere aggredita nello stesso modo. Inoltre, le terapie ringiovanenti richiedono per forza di cose ricerca sui mitocondri, i cui risultati possono certamente essere utilissimi nel trattamento di mitocondriopatie che possono affliggere tranquillamente tutti, bambini inclusi.

La seconda ragione è che se trascurassimo problemi che si suppongono essere meno gravi in favore di altri più urgenti, allora sarebbe del tutto ragionevole rimuovere dall’agenda dell’umanità tutto ciò che non è neppure un problema fintanto che tutti i problemi non siano stati risolti. Che non vorremo mica spendere tempo e soldi a fare film, che non assolvono altra funzione se non quella di intrattenerci, mentre i bambini africani muoiono di fame? È chiaro che se ragionassimo davvero in questo modo e lasciassimo perdere tutto quello che non è un problema da risolvere, le nostre vite si trasformerebbero in un inferno miserabile di preoccupazione continua, il che per altro renderebbe molto più difficile risolvere i problemi che ci affliggono. Di converso, se decidessimo che si possono spendere tempo e risorse in attività ricreative, o comunque attività che non siano la risoluzione di problemi globali, allora non potremmo trascurare nessun tipo di problema, anche se non fosse il più grave in assoluto.

La terza ragione è che se si trascura il problema meno serio per dedicarsi a quello più serio, nel frattempo è probabile che il problema che stiamo trascurando diventerà sempre più grave mentre nessuno gli presta attenzione, e presto o tardi potrebbe diventare una catastrofe. Ad esempio, ora come ora si potrebbe argomentare che l’invecchiamento è “solo” un problema di gente che soffre e muore; ma se non facciamo qualcosa, tra cinquant’anni potrebbe essere un problema di troppi anziani che non possono lavorare, troppe spese da pagare per il loro sostentamento e cure essenzialmente palliative, e troppo pochi giovani che devono farsi il mazzo cubico per mantenere tutto il mondo. (Mai sentito parlare di silver tsunami? Io sì.)

In breve: se l’invecchiamento è un problema ad alta priorità, è ovvio che bisogna mettersi sotto per risolverlo al più presto. Quand’anche lo considerassimo di priorità minore, avremmo comunque ottimi motivi per risolverlo al più presto in ogni caso. Per cui, a prescindere da come la si voglia mettere, l’invecchiamento è un problema da risolvere. Al più presto possibile.

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