Creare il ringiovanimento costerebbe troppo

Quando ci si chiede quanto costi qualcosa, la prima cosa da capire è che la vera domanda che ci si pone è quante risorse, quante persone e quanto lavoro di queste ultime occorreranno per realizzare il qualcosa in questione. Questi sono gli unici fattori davvero importanti. Il problema è che il nostro sistema economico è un po’ del cavolo, ed è tale che anche se la quantità di persone e risorse disponibili globalmente fosse più che sufficiente per portare a termine un certo lavoro, il costo monetario di quest’ultimo potrebbe essere così elevato da rendere impossibile completarlo senza creare problemi finanziari a destra e a manca. Ciò dovrebbe suggerire che il problema, se esiste, è legato al sistema economico vigente, e non al ringiovanimento o qualsiasi altra cosa che si possa voler creare.

Detto ciò, a parte l’ovvio fatto che altre imprese ridicolmente costose (tipo le missioni spaziali) vengono portate a compimento a dispetto dei costi, bisogna ricordarsi che a mali estremi, estremi rimedi. Non occorre smantellare il nostro sistema economico e rimpiazzarlo con un altro per poter creare il ringiovanimento, e neppure occorrerebbe farlo per affrontare un’altra crisi sanitaria (ad esempio una pandemia) o planetaria, ma il ringiovanimento va creato, a dispetto dei costi e delle conseguenze degli stessi. Non possiamo rinunciarci sulla mera base del fatto che potrebbe essere troppo costoso da creare, proprio come non faremmo in caso di un’altra emergenza su vasta scala. Ve lo immaginate? Un enorme asteroide è in rotta di collisione con la Terra, e la nostra unica speranza è una missione spaziale spettacolarmente costosa mirata a distruggere l’asteroide prima che sia troppo tardi. Chi, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, potrebbe mai dire: “Nah, costa troppo. Lasciamo perdere.” Che ce ne faremmo dei soldi risparmiati? Viste le circostanze, suggerirei di investirli in ospedali, che presto avrebbero un bel po’ di lavoro extra da fare. (Per non parlare dei cimiteri.)

Che ci piaccia oppure no, l’invecchiamento è un’emergenza tanto quanto il potenziale impatto di un asteroide, il riscaldamento globale, o una pandemia. Certo, convengo sul fatto che c’è una differenza tra l’asteroide e l’invecchiamento, perché al contrario dell’asteroide, l’invecchiamento non ha le potenzialità per spazzar via pressoché l’intera popolazione umana in un colpo solo; ma a prescindere, l’invecchiamento è un male che hanno tutti: tutti, presto o tardi, svilupperanno mali legati all’età, i quali non solo conducono alla morte, ma causano sofferenze e disabilità ad un numero sempre crescente di persone. Il problema dell’invecchiamento della popolazione è ben tangibile, e col tempo può solo peggiorare. Costi quello che costi, il ringiovanimento va creato.

A parte le ragioni umanitarie, non dimentichiamo che una popolazione che non invecchia è una popolazione che non ha spese geriatriche da affrontare e che può lavorare per sempre, dunque con poca o nessuna necessità di pensioni. Probabilmente, la maggior parte dei soldi spesi per creare il ringiovanimento (se non tutti) uscirebbero dalla porta per rientrare dalla finestra, sotto forma di miliardi risparmiati e tasse provenienti dal lavoro di persone che sono in grado di contribuire ricchezza per un periodo molto più lungo.

Ad ogni modo, probabilmente vi starete chiedendo come diavolo faremo a finanziare la creazione del ringiovanimento, visto che in effetti è alquanto costoso da mettere in cantiere. Ci sono diversi modi possibili. Al momento, i fondi della ricerca provengono prevalentemente da filantropi quali Michael Greve, che ha donato 10 milioni di dollari alla Fondazione SENS e altre organizzazioni del settore, oppure Jason Hope e Peter Thiel. Ma i multimilionari non sono gli unici che possono aiutare; può farlo anche l’uomo della strada: ogni donazione, piccola o grande che sia, fatta alla Fondazione SENS, o alla Fondazione Methuselah, o a LEAF, è di grandissimo aiuto. Grazie al supporto in continua crescita della comunità longevista, la sola LEAF è riuscita a mettere assieme 200.000 dollari in un anno e mezzo, dando modo ai ricercatori di portare a termine progetti importantissimi. Un’altra possibilità, che potrebbe diventare reale una volta che la lotta all’invecchiamento fosse divenuta popolare presso il grande pubblico, è quella di finanziare la ricerca sull’invecchiamento tramite tassazione. So bene come basti azzardarsi appena a suggerire l’idea di una nuova tassa per far sclerare cinque quarti e mezzo della popolazione (specialmente in Italia, è vero?), ma qui non stiamo parlando di un miliardo a testa. Una tassa tale che ogni contribuente versasse un euro l’anno sarebbe sufficiente a generare fondi per decine di milioni l’anno destinati alla lotta all’invecchiamento, il che farebbe la differenza tra il progresso e il ristagno. Difficilmente questo genere di tassa manderebbe i contribuenti in rovina, e sarebbe di grande aiuto per mettere fine al supplizio che è l’invecchiamento.

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