Perché la gente non vede il problema

I motivi per cui non si tende a considerare l’invecchiamento un problema si possono suddividere in due categorie: fraintendimenti e cattiva informazione.

I fraintendimenti sono due.

Si fa confusione tra invecchiamento cronologico e biologico. Non sto scherzando. Alcune persone li confondono davvero, ma l’invecchiamento biologico e quello cronologico sono due cose ben diverse. L’invecchiamento cronologico è il semplice passare del tempo. La propria età cronologica è solo un indicatore di quanto a lungo si è vissuti finora. L’invecchiamento biologico, invece, è (come vedremo) un processo cronico di accumulazione di danni, il che porta alle malattie della vecchiaia e alla morte con il passare del tempo, ma non a causa del passare del tempo. L’invecchiamento cronologico non implica necessariamente quello biologico. Difatti, esistono (pochi) animali che non invecchiano biologicamente (per esempio l’idra), ma questo non vuol dire che siano sospesi nel tempo, ovviamente. D’altra parte, l’invecchiamento biologico invece implica quello cronologico: se io fossi sospeso nel tempo, non potrei invecchiare biologicamente parlando. L’invecchiamento cronologico, ovviamente, non è un problema: il passare del tempo permette di fare nuove esperienze, crescere, imparare, e più in generale, esistere. L’invecchiamento biologico, invece, è un problema, perché rende malati e uccide. Non facciamo l’errore di confondere le due cose.

Si confondono “normale” e “naturale” con “buono/bene” e “moralmente giustificabile”. Questi concetti non sono affatto equivalenti, ed è facile capire perché. La malaria è perfettamente naturale; se doveste (non sia mai) esserne infettati, e il vostro sistema immunitario non fosse capace di farvi fronte da sé o con l’aiuto di medicine, sarebbe perfettamente naturale e normale che moriste. Questo non vuole certo dire che sarebbe “bene” se moriste di malaria, o che sarebbe in qualche modo moralmente auspicabile. Quindi, che l’invecchiamento sia naturale o meno, non è una buona ragione per concludere che sia anche una cosa positiva e chiuderla lì.

La cattiva informazione di cui parlavo è il risultato di due comportamenti tipicamente umani.

Si tende ad ignorare ciò che è negativo. Prima che un essere umano inizi a soffrire delle malattie della vecchiaia, o anche solo mostrare segni di invecchiamento, passano almeno un paio di decenni. È un tempo più che sufficiente per levarsi il problema dalla mente e finire per accettarlo come un’inevitabilità, e magari convincersi pure che la vecchiaia non sia così brutta come la si dipinge. Facendo due più due, ci si rende conto che se la vecchiaia è sia brutta che inevitabile, allora c’è una cosa brutta che inevitabilmente attende tutti, noi stessi inclusi; dunque, il modo più sicuro per evitare di impazzire è quello di cambiare le carte in tavola e convincersi che la vecchiaia non sia poi questa gran tragedia, o almeno cercare di non pensarci. È un meccanismo di difesa piuttosto semplice, e probabilmente la ragione più comune per cui la gente ignora il problema dell’invecchiamento. Il nostro ignorare l’invecchiamento può forse essere spiegato anche alla luce della cosiddetta terror management theory, o “teoria della gestione del terrore”, che mira a spiegare come gli esseri umani risolvano il conflitto tra l’innato desiderio di vivere e l’apparente inevitabilità della morte.

L’invecchiamento biologico viene edulcorato assai più della proverbiale pillola. In inglese, la vecchiaia viene spesso chiamata “golden years” (“anni d’oro”); non sono sicuro che esista un’espressione equivalente in italiano, ma se non altro si parla di “godersi la pensione”. Sono entrambe espressioni vergognose, perché glissano sul fatto che, quando si è malati e dipendenti, è difficile godersi alcunché. Si dice che essere vecchi abbia dei lati buoni, perché una volta vecchi si ha una lunga esperienza di vita e (il che non è affatto garantito) si sono raggiunti molti traguardi. Ciò però trascura l’ovvio fatto che tutte queste belle cose sono solo possibili conseguenze dell’invecchiamento cronologico, non di quello biologico. Ciò che ha permesso ad un anziano di acquisire esperienze di vita e raggiungere traguardi (se così è stato) sono il tempo, l’energia, e la forza di volontà che questi aveva quando era più giovane. Man mano che si invecchia biologicamente, sia il tempo che l’energia e la forza di volontà vengono pian piano a mancare, e tutte le cose positive di cui parlavamo diventano sempre più difficili da fare, se non impossibili.

Adesso sappiamo perché l’invecchiamento è un problema, e perché spesso non lo si percepisce come tale. Ma cos’è l’invecchiamento, biologicamente parlando? Ne discutiamo nel prossimo articolo.

Prossimo articolo: Cos’è l’invecchiamento? >>

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