Perché l’invecchiamento è un problema

Sarebbe facile, col senno di poi, fare il sapientone e dire che le ragioni per cui l’invecchiamento è un problema sono ovvie, ma la verità è che, fino a pochi anni fa, di questo problema non me ne rendevo affatto conto, proprio come la maggior parte della gente.

La prima ragione, per quanto in effetti possa davvero apparire ovvia, è che l’invecchiamento rovina la salute. Si suole dire che l’invecchiamento sia solo un “fattore di rischio” per le malattie legate all’età, ma ciò è un’enorme sciocchezza. Le malattie della vecchiaia sono una diretta conseguenza del fatto che, dopo qualche decennio, il corpo umano inizia a cadere a pezzi, e ora come ora, chi vivesse sufficientemente a lungo se le beccherebbe tutte, nessuna esclusa. Naturalmente, ciò in pratica non accade proprio perché nessuno vive abbastanza a lungo: generalmente, un anziano muore di una di queste malattie prima che possa soffrire delle altre. Quella che si dice una magra consolazione…

Mi sembra un buon momento per fare un’affermazione che va contro il senso comune: non si muore di vecchiaia. Che si abbiano 20 o 20.000 anni non importa; quello che importa è la salute. Se, per assurdo, a 20 anni aveste la stessa salute tipica di un normale novantenne, non avreste molte probabilità di arrivare a 25 anni. Se, sempre per ipotesi, aveste 90 anni, ma incredibilmente aveste la stessa salute tipica di un normale venticinquenne, potreste tranquillamente aspettarvi di raggiungere i 140. Il succo è questo: non si muore perché si è “vecchi”; si muore perché si è malati. Sebbene esistano casi di persone relativamente fortunate che sono morte nel sonno senza troppe complicazioni legate all’età, la regola è che, invecchiando, la salute peggiora, il che causa tutta una serie di patologie che possono essere più o meno serie e sintomatiche, a seconda del caso specifico. Tra queste patologie figurano la sarcopenia, la degenerazione maculare, perdita di udito, cancro, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, immunosenescenza, morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer e più in generale demenza senile, broncopneumopatia cronico-ostruttiva, e tante altre, ma sapete com’è – ho solo 3 GB di spazio su WordPress e sono a malapena all’introduzione.

Le conseguenze delle patologie di cui sopra sono elementari: diminuzione della vista e dell’udito; si è deboli, fragili, e ci si stanca facilmente; si è più soggetti alle malattie infettive, al punto che un semplice raffreddore può facilmente trasformarsi in una polmonite e condurre alla morte; si diventa sempre meno capaci di prendersi cura di sé stessi, diventando un peso per la società e l’economia (vedi sotto); si ha bisogno d’aiuto per fare cose che un tempo si potevano fare in autonomia (e di queste, alcune diventano praticamente impossibili): ad esempio, camminare, curare la propria igiene personale, vestirsi da soli, prepararsi da mangiare, sbrigare commissioni, dedicarsi ai propri interessi, divertirsi, avere un appuntamento, fare sesso, dare una mano con i propri nipotini, e aggiungerei anche non avere un aspetto orribile e non morire.

In breve, la ragione numero uno è: l’invecchiamento rovina la salute, e già che si trova, uccide.

Questa ragione sarebbe più che sufficiente a persuadere me, ma c’è dell’altro.

Man mano che diventano sempre più malati, gli anziani diventano naturalmente meno indipendenti, e dunque occorre che qualcuno si prenda cura di loro. Questa responsabilità può ricadere sulla famiglia o sullo Stato, ma in ogni caso la situazione lascia a desiderare sia per gli anziani che per chi se ne prende cura.

Non solo il nonno non può accudire i suoi nipotini, ma ha bisogno di essere accudito a sua volta. Senza dubbio i suoi familiari, cari e amorevoli, sanno bene che se il nonno non è in buona salute la colpa non è la sua; di sicuro non se ne lamentano e non stanno a rinfacciarglielo, ma il fatto è che hanno già abbastanza problemi per conto loro, e dei problemi extra derivanti dalla cattiva salute del nonno potrebbero farne tranquillamente a meno. Il nonno lo sa e se ne dispiace, ma non c’è nulla che possa fare. Per non parlare di quanto sia spiacevole per la sua famiglia vederlo ridotto sempre peggio, e di quanto sarà terribile assistere impotenti alla sua morte. Qualche volta (e purtroppo è un’esperienza che ho vissuto di persona), la salute di un anziano è così compromessa che i suoi ultimi giorni sono un’agonia insopportabile, tanto quanto il dolore dei suoi cari che non possono fare altro che stare a guardare.

Dover mandare i propri genitori in una casa di riposo a causa dell’impossibilità di prendersi personalmente cura di loro non è certo meglio. Non è piacevole dar loro una simile notizia, né tantomeno lo sarà per loro sentirla; oltretutto, avere strutture piene di persone che, in pratica, stanno lì a solo peggiorare di giorno in giorno, tanto per ingannare il tempo mentre aspettano di morire, non è esattamente il fiore all’occhiello della nostra società. Senza dubbio queste strutture esistono allo scopo di prendersi cura degli anziani, ma a voler ben vedere è una battaglia persa in partenza: le case di riposo non possono migliorare la salute degli anziani, né tantomeno possono salvarli dalla morte. Alla fine della fiera, l’unico risultato ottenuto con le case di riposo è quello di ospitare più anziani in una singola struttura, rendendoli più facili da gestire e tenendoli lontani dalla vista delle persone a cui causerebbero problemi e sofferenze. Lungi da me affermare che le case di riposo siano concepite con cattive intenzioni: tutt’altro. Il problema è che, a prescindere dalle intenzioni, il risultato finale è sempre scadente. In breve: l’invecchiamento è una piaga sociale.

Ultimo ma non ultimo, l’invecchiamento è un peso sull’economia. Non che io straveda per il nostro sistema economico del cribbio, ma fintanto che esisterà così com’è, si potrebbe almeno tentare di farlo funzionare decentemente. Il fatto è che gli anziani consumano ricchezza, ma non ne producono. Il numero di ultraottantenni salirà alle stelle nell’arco di pochi decenni, e pagare tutte quelle pensioni sarà un bel grattacapo. Per non parlare poi delle spese mediche e di assistenza agli anziani, che sono tra le più alte (se non le più alte) nel budget dei Paesi industrializzati. Stiamo parlando di milioni (se non miliardi) spesi in trattamenti e assistenza che portano pochi o nessun beneficio agli anziani. Pensate a tutto quel che si potrebbe fare con quei soldi, se non andassero spesi inutilmente in questo modo.

Ora, io non sono un problemologo, ma così su due piedi direi che abbiamo un gran bel problema.

Prossimo articolo: Perché la gente non vede il problema >>

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4 pensieri su “Perché l’invecchiamento è un problema

  1. Se dall’oggi a domani venissero meno le attività occupazionali legate alla cura, sostegno, assistenza agli anziani i livelli di disoccupazione diventerebbero intollerabili.

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    • Be’, anzitutto difficilmente si porrà fine all’invecchiamento dall’oggi al domani.

      In secondo luogo, non credo questa sia un’obiezione moralmente valida, perché presuppone che qualcuno debba essere malato per dare lavoro a chi lo può curare; ciò non è diverso dal dire che non dovremmo tentare di eliminare le malattie croniche, come ad esempio la sclerosi multipla, perché sennò chi accudisce chi soffre di queste patologie resterebbe senza lavoro. Personalmente, credo che tutti preferirebbero un mondo senza cancro e senza oncologi (inclusi gli oncologi), ad uno dove gli oncologi lavorano ma chiunque si può beccare il cancro.

      In terzo luogo, non c’è motivo di ritenere che chi ha lavorato nel settore della cura degli anziani non possa in seguito lavorare in un altro settore. Che mica abbiamo detto no alle automobili per paura che i cocchieri restassero a spasso?

      In quarto luogo, il problema del lavoro è un problema che necessita soluzioni più efficaci del vecchio mantra “Creeremo più posti di lavoro!”, che sostanzialmente è solo una tiritera che diventa sempre più insensata con l’aumento del progresso. Per i dettagli, vedi qui.

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  2. Mi sai che hai toccato un argomento delicato. Quando si parla di invecchiamento tutti i moralisti del politicamente corretto sono pronti a lanciare i loro strali contro chi osi dire anche solo una parola negativa contro lo stesso. Eppure tutti, in cuor proprio, la pensano come te!

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    • Mi auguro che tu abbia ragione, perché se in cuor proprio la pensano come me, allora c’è speranza che un giorno lo ammettano con se stessi e si uniscano alla causa!

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