Cos’è l’invecchiamento?

Io non sono (per ora) un biologo: lungi da me addentrarmi troppo in un campo che non comprendo appieno. L’obiettivo che mi prefiggo con Rejuvenaction Italia è quello di fornire un’introduzione elementare, basata su quello che ho imparato da chi ne sa più di me, per rendere l’argomento più accessibile a chi vi si approccia per la prima volta. Perciò, vi prego di prendere il contenuto di questa pagina (e di tutte quelle che trattano l’aspetto scientifico della questione) con le pinze, e di approfondire l’argomento per conto vostro se foste interessati ai dettagli. Non è da escludere che queste pagine possano contenere errori, ma vi prego di attribuirli a me, non alle teorie che cerco di spiegare o a chi le ha formulate. Difficilmente potrò essere in grado di rendere loro giustizia, e qualora doveste avere dubbi seri, dovreste porli alle summenzionate persone che ne sanno più di me (più avanti vedremo chi sono).

Ora bando alle ciance e veniamo al sodo: che diavolo è l’invecchiamento?

Definizione e una nota importante

La definizione operativa di invecchiamento che useremo è la seguente:

L’invecchiamento (biologico) è il risultato dell’accumularsi di innumerevoli danni, a livello cellulare e molecolare, che si verifica in tutto l’organismo umano durante l’arco della vita. Tali danni sono un effetto collaterale delle normali funzioni metaboliche che l’organismo stesso svolge per vivere. Col passare del tempo, l’accumularsi di questi danni conduce alle patologie legate all’età, e presto o tardi, alla morte.

Se il termine non vi è familiare, potete pensare al metabolismo come al vastissimo ed intricatissimo insieme di tutti i processi chimici che il corpo umano svolge per funzionare. Non è difficile immaginare che un groviglio di processi chimici possano avere effetti indesiderati, ma potreste chiedervi perché mai ciò dovrebbe essere vero nel caso degli esseri viventi: essi non si sono forse evoluti nel corso dei millenni, “perfezionandosi”, per così dire, ed eliminando ogni sorta di difetti, incluso l’ovvio difetto di un metabolismo che infligge danni all’organismo stesso in cui opera? Be’, sì e no.

Questo è a mio avviso un punto importante, quindi ci spenderò qualche parola. Ricordiamoci che lo spartiacque dell’evoluzione è il successo riproduttivo: dato un insieme di creature di una stessa specie, quelle tra di esse che dovessero essere meno “brave” a riprodursi saranno soppiantate da quelle più “brave”. Ad esempio, immaginiamo una specie animale la cui fase riproduttiva inizi a tre anni. Supponiamo che un gruppo di appartenenti alla specie abbia la tendenza ad ammalarsi seriamente prima dei tre anni più spesso che il resto della specie. Nel corso dei secoli, il risultato sarà che quelli più cagionevoli si ammaleranno e moriranno prima di essersi riprodotti più spesso che gli altri più sani. Nel lungo termine, questo significa che gli sfortunati animali dalla salute precaria, e i geni che li rendono tali, verranno estirpati dal pool genico a causa della loro stessa inadeguatezza. Gli animali rimasti saranno quelli che tendono a raggiungere i tre anni e riprodursi con successo più spesso. Ciò vale per ogni specie (animale e non), inclusi noi. Ora supponiamo che, nella nostra ipotetica specie, alcuni esemplari sviluppino mutazioni che migliorano il loro metabolismo cosicché questo causi meno danni e permetta loro di vivere più a lungo oltre l’età riproduttiva rispetto al resto della specie. Ciò è senz’altro positivo per i mutanti, ma non mette i non-mutanti in una situazione di svantaggio tale da portarli all’estinzione: sia mutanti che non-mutanti giungono allegramente ai tre anni, si riproducono, e vivono quanto vivono. Sia geni mutanti che non-mutanti si diffondono in modo più o meno uguale, anche se gli animali mutanti vivono più a lungo, perché non c’è nessun fattore che precluda ai non-mutanti la possibilità di riprodursi. Il risultato è che geni mutanti e non-mutanti si mescolano nel corso delle generazioni, finché i geni mutanti che conferiscono maggiore longevità si disperdono nel pool senza prendere il sopravvento.

Riassumendo: caratteristiche che non influenzano la capacità riproduttiva di un individuo, come la longevità post-riproduttiva, non sono soggette a selezione naturale (o se lo sono, molto blandamente), perché non c’è alcuna pressione evolutiva affinché ciò accada. Ancora più semplicemente, si invecchia perché l’evoluzione non ha avuto nessuna ragione di eliminare l’invecchiamento. Gli individui della maggior parte delle specie, noi inclusi, sono generalmente molto robusti (vale a dire giovani e dunque in salute) fino all’età riproduttiva; dopodiché iniziano pian piano a cadere a pezzi perché l’evoluzione non ha avuto ragione di sviluppare modi per evitarlo. L’invecchiamento è il risultato di una negligenza evolutiva, piuttosto che di un “intento” evolutivo.

Semplici esempi non biologici di processi di accumulazione di danni

Un esempio non biologico di questo genere di processo è il seguente. Immaginiamo una stanza ben pulita e ordinata. I libri sono al loro posto sulle mensole, il letto è fatto, il pavimento è pulito e lavato, tutto profuma di pulito ed è esattamente dove dovrebbe essere. Tutto ciò è molto carino, ma sappiamo bene che non durerà a lungo. Se chiudessimo la stanza a chiave mentre ancora è così immacolata e non ci mettessimo mai piede, probabilmente resterebbe in condizioni pristine per un bel pezzo; tuttavia, se la usassimo regolarmente, presto o tardi finiremmo per lasciare penne e libri in giro, sparpagliare fogli e carte per tutta la scrivania, rovesciare qualche goccia di caffè per terra, e via dicendo. Prese singolarmente, queste cose sono tutte piccolezze di poco conto, ma sono infide: accadono pian pianino tutto il tempo, come effetto collaterale del nostro uso della stanza, e poco alla volta la trasformano dal tempio immacolato che era al girone dell’inferno dove ci tengono gli sporcaccioni.

Naturalmente, per evitare di mettere la stanza a soqquadro, si potrebbe tentare un approccio completamente preventivo: non lasciare mai niente in giro, non rovesciare mai il caffè, eccetera, ma siamo realisti: non funzionerà mai. Se usassimo la stanza senza mai pulirla o riordinarla, per quanto impegno ci mettiamo a non sporcarla, presto o tardi finirebbe con l’essere così zozza e incasinata che piuttosto che entrarci preferiremmo sbaciucchiarci un cinghiale. In soldoni, senza manutenzione la stanza diverrà inutilizzabile.

Un altro ottimo esempio, molto più calzante (e che ho sfacciatamente fregato ad Aubrey de Grey) è quello delle automobili. Un’automobile è una macchina composta di diverse parti mobili; a furia di usarla, queste parti si consumeranno per attrito, ossidazione, stress meccanico, e via dicendo. La quantità di danni che un’automobile sopporta giornalmente in conseguenza dell’uso è minima, ma si accumula col passare del tempo. Senza un’appropriata e regolare manutenzione, alla fine ogni automobile diventerà un inutile rottame.

Quelle di cui sopra sono entrambe ottime analogie per descrivere l’invecchiamento. A furia di “utilizzare” il nostro corpo – e con “utilizzare” intendo semplicemente “essere in vita” – il metabolismo gli causa dei danni. I danni giornalieri sono decisamente insignificanti, ma si accumulano durante la vita. Fino ad un certo punto, l’organismo umano è in grado di tollerare il danno e funzionare ugualmente, perché dispone di meccanismi di autoriparazione che riescono un po’ ad ovviare. Il brutto è che ciò è appunto vero fino ad un certo punto, oltre il quale gli stessi meccanismi di autoriparazione del corpo cominciano lentamente a fare cilecca e cadere a pezzi (questo punto, come avrete intuito, è il fiore dell’età riproduttiva). Col passare del tempo, i danni inizieranno ad accumularsi sempre più in fretta, finché il corpo darà le dimissioni e le malattie legate all’età inizieranno a manifestarsi.

Purtroppo non è tutto. Quand’anche la stanza dell’esempio di cui sopra diventasse una bolgia infernale, di certo non cadrà a pezzi solo perché è disordinata, e comunque sarà sempre possibile ripulirla. La cosa non è così semplice per il corpo umano, perché se diventa troppo “incasinato” (cioè subisce troppi danni), il risultato è che alla fine si muore. Similmente, un’automobile finisce per guastarsi irreparabilmente se non si fa mai manutenzione. (Detto tra parentesi, v’è mai capitato di sentire qualcuno descrivere la vecchiaia come una “lenta passeggiata al calar del sole”? A me sì, e sinceramente, visto come stanno le cose, direi che la vecchiaia è più simile a farsi un dirupo in discesa libera legati ad una carrozzina, con una simpatica marea di scorpioni velenosi che aspettano giù a valle – al tramonto o meno, poco importa.)

A questo punto vi starete probabilmente chiedendo quali siano questi danni che il metabolismo causa al corpo, e come si potrebbe correre ai ripari; le risposte a queste domande sono l’argomento del prossimo articolo.

Prossimo articolo: Cos’è il ringiovanimento? >>

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