Che altro si può fare?

Dopo aver letto il resto di questa sezione, si dovrebbe avere un’idea più chiara di cosa sia l’invecchiamento, e com’è che la scienza potrebbe porvi rimedio. Ma nel frattempo? Si può fare qualcosa a livello individuale per contrastare il proprio invecchiamento?

La domanda è legittima, specialmente perché occorreranno almeno due o tre decenni prima che le prime terapie ringiovanenti lascino il laboratorio alla volta delle cliniche e degli ospedali. La risposta è sì, si può fare qualcosa per rallentare il proprio invecchiamento (o almeno non peggiorarlo), ma non aspettatevi miracoli.

Tanto per incominciare, i propri geni giocano un ruolo importante, e pone dei limiti ai risultati che si possono ottenere senza l’aiuto delle terapie ringiovanenti. Detto ciò, quella che segue è una breve disamina di quello che si può fare per mantenersi in salute il più possibile, in modo da aumentare le proprie probabilità di vivere abbastanza a lungo da beneficiare di terapie future (non che mantenersi in salute a prescindere dalla longevità derivante sia di per sé un obiettivo secondario…) In particolare, se siete molto giovani (ad esempio, adolescenti o tra i venti e i trenta), c’è tanto tempo davanti e avete già ottime possibilità. Non le sprecate facendo sciocchezze.

Cominciamo dalle cose più ovvie per finire a quelle meno note.

NOTA: ricordate che quelle che seguono non sono prescrizioni mediche, ed hanno un fine puramente illustrativo. Prima di qualsiasi cambiamento alla vostra dieta o alla vostra attività sportiva, parlatene con un medico o un allenatore.

  • Non fate idiozie. Il fumo o l’abuso di alcolici e/o droghe sono pessime idee non solo per chi vuole vivere abbastanza a lungo da vedere la fine dell’invecchiamento; sono pessime idee per chi vuole vivere. Punto. Il fumo e l’alcol in particolare aumentano il rischio di malattie cardiovascolari, e/o cancro e/o problemi al fegato e/o catastrofi a scelta, e sono perfettamente in grado di rovinarvi la vita ben prima di togliervela. Le droghe non sono meglio.
  • Mantenete una dieta equilibrata. Se provate a scrivere “aubrey de grey” su Google, vedrete che tra le prime voci suggerite da Google Instant c’è “aubrey de grey diet”, perché la gente effettua spesso questa ricerca. Risparmiatevi la fatica, perché quello che Aubrey de Grey ripete sempre è che la ‘dieta anti-invecchiamento’ non esiste. Siamo tutti sufficientemente diversi l’uno dall’altro da rendere ogni possibile generalizzazione inutile, a parte l’ovvio e il comprovato: non ingerire troppi zuccheri e grassi saturi, evitare gli acidi grassi trans come la peste, mangiare molta frutta e verdura (non disdegnando neanche noci e semi, a meno che non si sia allergici), e cercare di mantenere un peso ideale, perché l’obesità aumenta il rischio di malattie cardiovascolari. Se non siete sicuri di quale sia la migliore dieta per voi, o se la vostra dieta attuale sia adeguata (non tanto per rallentare l’invecchiamento quanto per mantenervi più in generale in salute), consultate un medico.
  • Evitate lo stress inutile. Lo stress continuo e prolungato influisce negativamente sul sistema immunitario e può causare tutta una serie di problemi di salute poco simpatici.
  • Fate attività fisica. Se fatta correttamente, l’attività fisica ha vari effetti positivi, tra cui la riduzione del rischio di alcune malattie; fa bene al cuore e all’umore, e può aiutare a perdere peso. Specialmente di questi tempi in cui si passano le ore con le chiappe inchiodate alla sedia davanti al computer, farsi una corsetta, andare in palestra, in bicicletta, eccetera, sono ottime idee.
  • La restrizione calorica può aiutare (ma non la raccomando). La restrizione calorica (calorie restriction in inglese) è sostanzialmente una dieta per cui il numero di calorie ingerite ogni giorno è in qualche misura inferiore al numero ottimale. Significa sostanzialmente mangiare meno del necessario, ma non così tanto di meno da incorrere in denutrizione o malnutrizione. È cosa nota dagli anni ’30 del ventesimo secolo che la restrizione calorica rallenta l’invecchiamento di organismi semplici (tipo vermi) e di pressoché tutti gli animali, tra cui anche i topi e i primati. Gli animali sottoposti a restrizione calorica non vivono solo più a lungo; sono anche più sani. (Il che non dovrebbe essere una gran sorpresa, visto che è difficile vivere più a lungo se non si è abbastanza sani per farlo.) Il motivo per cui ciò accade è sostanzialmente evolutivo. Mi spiego.

    Mentre per gli esseri umani moderni le carestie sono un evento più unico che raro, non è così in natura, tantomeno lo era eoni or sono, quando i meccanismi più fondamentali degli esseri viventi si evolvevano per le prime volte. Qualora una carestia fosse occorsa, un essere vivente che avesse rallentato il proprio metabolismo in risposta alla diminuzione delle calorie disponibili sarebbe stato avvantaggiato rispetto ad un altro essere che non lo avesse fatto. Andando in “modalità risparmio” durante una carestia, un essere vivente incrementa le proprie probabilità di sopravvivere alla dieta forzata e dunque ha maggiori probabilità di riprodursi con successo rispetto ad animali che invece rimangono in “modalità alto consumo”. L’effetto collaterale di questo rallentamento del metabolismo è un rallentamento dell’invecchiamento, giacché come abbiamo visto è il metabolismo che indirettamente lo causa. L’evoluzione ha dunque favorito creature che avevano sviluppato questo meccanismo, al punto che oggi è pressoché universale.

    I risultati che sono stati ottenuti in laboratorio sono strabilianti: in alcuni casi, i ricercatori sono riusciti a prolungare la vita di alcuni animali anche del 300-400%. Peccato che fossero forme di vita microscopiche, e di fatti ciò suggerisce la possibile fregatura: si è osservato che il beneficio di longevità ottenuto tramite restrizione calorica tende a diminuire con le dimensioni dell’animale. Più sono piccoli, e maggiore è il beneficio; più sono grandi, minore è il beneficio. La ragione, suggerisce Aubrey de Grey, è ancora evolutiva. Rallentare il metabolismo è un conto; campare d’aria è un altro. Animali piccoli e microscopici possono tirare la cinghia e sopravvivere a carestie di modesta entità, talmente modesta da rappresentare un problema trascurabile o nullo per animali di dimensioni più grandi, che dunque non avevano ragione di sviluppare alcun meccanismo in risposta a tali brevi carestie. Le carestie di maggiore entità avrebbero certamente sterminato i piccoli animali (che non potendo certo tirare la cinghia all’infinito, né tantomeno passare alle bretelle, avrebbero tirato le cuoia), mentre invece avrebbero spinto animali di taglia più grande ad adattarsi, sviluppando un meccanismo per rallentare il metabolismo in risposta alla mancanza di cibo. Ora, la durata della vita di animali piccoli è generalmente breve, e in generale diventa via via più breve man mano che diminuiscono in taglia; talmente breve che potrebbe anche essere di durata inferiore ad una carestia di breve durata, dunque creando una pressione evolutiva che spingesse questi animali ad un rallentamento del metabolismo tale da permettergli di vivere oltre la durata “normale” della loro vita. Per sviluppare un meccanismo simile, animali di taglia più grande avrebbero dovuto essere stati sottoposti alla pressione evolutiva di carestie di durata sempre maggiore, e ciò molto probabilmente non è accaduto, per il semplice fatto che carestie molto lunghe sono meno probabili di carestie molto brevi.

    I benefici della restrizione calorica sugli umani non sono chiari; de Grey ritiene che la restrizione calorica possa aggiungere uno-due anni alla durata della vita di un umano, nella migliore delle ipotesi. Altri ricercatori più ottimisti parlano anche di dieci o vent’anni, ma il punto è che non si sa, ma nemmeno c’è motivo di credere che gli esseri umani debbano per qualche ragione rappresentare un’eccezione al chiaro andamento diminutivo degli effetti della restrizione calorica sulla longevità a man mano che aumentano le dimensioni dell’animale. A parte questo, contare le calorie ad ogni pasto e riuscire a mantenere un’alimentazione equilibrata in un regime di restrizione calorica non è una passeggiata, e personalmente ve lo sconsiglio. In ogni caso, si sta cercando di creare medicine che imitino l’effetto della restrizione calorica senza doversi sottoporre alla restrizione stessa, i cosidetti CR-mimetics. Se vi interessa l’argomento, potete leggere questo post su Fight Aging!; l’argomento è anche trattato brevemente su La Fine dell’Invecchiamento, e di fatti è da lì che ho tratto la mia spiegazione.

  • Alcuni supplementi/medicinali potrebbero (condizionale) aiutare. Esiste una moltitudine di sostanze che si sospetta possiedano proprietà geroprotettive (cioè si pensa proteggano dagli effetti dell’invecchiamento). I sospetti sono legittimi, poiché conseguono da studi clinici, ma generalmente non si parla di dati di fatto certi al 100% e comunque non è detto che l’assunzione di queste sostanze (specie se fatta alla cavolo) sia scevra da rischi ed effetti collaterali. Esattamente come la restrizione calorica, la cosa non mi sconfinfera e preferisco aspettare che terapie sicure vengano sviluppate. È assai più rassicurante l’idea di andare dal medico e farsi prescrivere una terapia ringiovanente comprovata quando necessario, piuttosto che tentare la fortuna con supplementi vari senza neppure essere certi delle possibili interazioni con altre sostanze. Sia come sia, se la cosa vi interessasse, l’ebook gratuito Aging Prevention for All curato dal team del progetto MMTP va molto nel dettaglio di tutti i vari candidati a geroprotettore noti, nonché della restrizione calorica e altro ancora. Proprio come il libro ripete fino alla nausea, prima di iniziare ad assumere alcunché, parlatene con un medico. Mentre scrivo, il libro non è ancora uscito, ma uscirà presto (lo so perché gli ho fatto la revisione bozze).
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