Gli assi nella manica di Aubrey

Il biogerontologo Aubrey de Grey, il padre di SENS, suole rispondere a tutte le obiezioni al ringiovanimento e le preoccupazioni del pubblico con due argomenti di natura molto generale. Personalmente, penso che valga la pena rispondere ad ogni singola obiezione individualmente (cosa che ho fatto), ma anche le risposte di Aubrey sono più che valide. Le presenterò in questo articolo, assieme alle mie considerazioni personali. (Se vi interessa leggere il pensiero di Aubrey, incontaminato dai miei ragionamenti, potreste leggere questo breve libro.)

Asso numero 1: Senso delle proporzioni

Il nocciolo della questione può essere espresso piuttosto succintamente: dei potenziali problemi che potrebbero conseguire dal ringiovanimento in futuro, ce n’è qualcuno che è peggiore del problema dell’invecchiamento, che è concreto e attuale?

Ci troviamo un po’ in un campo minato, perché se un problema sia peggio di un altro, o se una certa cosa sia più importante/seria/grave di un’altra non è proprio una questione obiettiva. Potremmo benissimo non riuscire a metterci d’accordo su quale problema sia peggio di quale altro o sul perché un certo problema sia più grave di un altro, e la questione sarebbe senza via d’uscita. Ad ogni modo, nella stragrande maggioranza dei casi la gravità di un problema si determina tipicamente in base alle morti e sofferenze che causa. Ad esempio, quando scoppia la guerra certamente ci dispiace della distruzione di monumenti e infrastrutture, ma non è certo in base a quello che si determina quanto terribile la guerra sia stata; piuttosto, lo si determina in base alle vite che ha spezzato e le sofferenze e mutilazioni che ha inflitto.

Circa 100.000 persone muoiono ogni giorno di vecchiaia – o, per meglio dire, delle patologie dell’età avanzata e/o le loro complicazioni. È un numero enorme, uno scioccante 66% di tutte le morti giornaliere (circa 150.000). In un anno, le morti per invecchiamento si aggirano dunque attorno ai 36.500.000. Secondo le stime più prudenti, circa 50.000.000 di persone persero la vita durante la seconda guerra mondiale (1939-1945); cioè, in media, circa 8.400.000 persone l’anno. Dunque, in un anno, l’invecchiamento uccide circa quattro volte il numero di persone che la seconda guerra mondiale uccideva durante lo stesso tempo, e quasi tante persone quante ne uccise la prima guerra mondiale (1914-1918) in circa quattro anni (circa 40.000.000). Gli attacchi terroristici dell’undici settembre al World Trade Center di New York, i più letali della storia, uccisero 2.996 persone in un solo giorno; nello stesso tempo, l’invecchiamento uccide 30 volte tante persone. Ovviamente, queste terribili guerre ed attacchi non si sono limitati ad uccidere persone, ma hanno anche causato una quantità inimmaginabile di sofferenze, sia fisiche che mentali. In modo del tutto simile, l’invecchiamento causa sofferenze fisiche, debilitazione, e disabilità. Data la natura progressiva e cronica delle malattie legate all’età, queste tendono a peggiorare in modo significativo con il passare del tempo, affliggendo gli anziani durante gli ultimi dieci o vent’anni della loro vita. I problemi di salute causati dall’invecchiamento causano anche sofferenza psicologica: non solo gli anziani perdono la propria indipendenza, ma – il che è tra le loro preoccupazioni peggiori e più comuni – diventano anche un peso sui loro figli. Il che, naturalmente, significa che anche i figli di genitori anziani soffrono a causa dell’invecchiamento, sebbene loro ancora non siano vecchi, in modo non dissimile da quello in cui indirettamente soffrono le famiglie di chi è morto in guerra.

Secondo questa misura, il problema dell’invecchiamento è davvero grosso, giacché uccide ogni giorno più persone di tutte le altre cause di morte messe assieme, e causa una quantità astronomica di sofferenze. Se implementassimo con successo delle terapie ringiovanenti efficaci, il problema dell’invecchiamento e tutto il dolore che causa sparirebbero completamente. Per tornare alla domanda iniziale, c’è forse ragione di credere che i potenziali effetti collaterali della sconfitta dell’invecchiamento sarebbero talmente tanto peggiori dell’invecchiamento che sarebbe meglio se lasciassimo perdere tutto? I lati cattivi della sconfitta dell’invecchiamento sarebbero davvero più negativi di quanto i suoi lati buoni sarebbero positivi? Non è possibile rispondere a questa domanda con certezza assoluta, perché non possiamo prevedere con certezza assolute l’entità di tali effetti collaterali. Comunque, non c’è ragione di credere che i possibili effetti collaterali della sconfitta dell’invecchiamento siano problemi irrisolvibili. Difatti, un’accurata pianificazione potrebbe anche prevenire completamente alcuni di tali effetti collaterali, nel qual caso sarebbe sciocco non risolvere il problema dell’invecchiamento per timore di conseguenze prevenibili.

Consideriamo ad esempio il problema della sovrappopolazione. È mia personale convinzione che il ringiovanimento non causerà una crescita ingestibile, ma supponiamo che io mi sbagli (il che potrebbe tranquillamente essere). A questo punto, delle due l’una: possiamo decidere di scordarci del ringiovanimento e lasciare che tutti soffrano e muoiano delle malattie della vecchiaia (futuri bambini inclusi), oppure possiamo limitare le nascite (cosa che faremmo bene a fare già adesso). Cos’è peggio? Chiedere a tutta la gente presente e futura di ammalarsi e morire per amore di bambini che ancora non sono neppure nell’utero delle loro madri (e di fatto non esistono), o semplicemente fare meno figli, se non altro finché non troviamo il modo di gestire una popolazione di dimensioni maggiori?

In modo del tutto simile, se temiamo che il ringiovanimento possa permettere ai tiranni di vivere per secoli, chiediamoci: ciò sarebbe davvero peggio del problema dell’invecchiamento? Questi tiranni ucciderebbero tante persone ogni giorno quante ne uccide l’invecchiamento? Causerebbero la stessa quantità di sofferenze? Se non creassimo il ringiovanimento, un tiranno potrebbe causare sofferenze solo per una manciata di decadi; ma se costui lasciasse un erede a continuare il “lavoro” con la stessa (se non peggiore) brutalità? E vogliamo parlare delle persone che non vivevano sotto la sua tirannia? È equo (o sensato) chiedere loro di soffrire e morire delle malattie dell’età in cambio della certezza che muoia di vecchiaia un singolo dittatore che molto probabilmente sarà subito rimpiazzato da un altro?

Immagino di aver reso l’idea. Per ogni problema che si teme possa essere causato dalla sconfitta dell’invecchiamento, ci si può chiedere se sarebbe davvero peggiore del problema dell’invecchiamento stesso – tenendo conto delle sofferenze, le morti, e i problemi socio-economici che comporta. Naturalmente non è detto che le soluzioni ai potenziali problemi causati dalla sconfitta dell’invecchiamento siano facili da mettere in atto, ma ciò non vuol dire che sarebbe impossibile farlo. Parlando di sovrappopolazione, ad esempio, per molti l’idea di controllo demografico (posto che ne avremo mai necessità) è oltraggiosa, probabilmente perché temono che il governo venga a ficcare il naso nella loro stanza da letto, o peggio, che ordini l’esecuzione sommaria dei bambini extra. Ovviamente questo genere di controllo demografico sarebbe orribile, ma siamo sicuri che si arriverebbe a questo? E se fosse qualcosa d’altro? Ad esempio, un sistema che dedicasse più risorse per assicurare l’ampia disponibilità di metodi contraccettivi e diffusione dell’educazione sessuale; che fornisse incentivi (finanziari e non) alle famiglie con pochi figli e, se proprio necessario, tassasse più pesantemente quelle con più figli; che lavorasse per porre fine alla povertà nei Paesi in via di sviluppo (cosa che stiamo già facendo, sebbene non troppo in fretta), promuovendo il ben noto “effetto contraccettivo” della prosperità economica (cioè il fatto che la gente che vive in regioni più agiate tende ad avere meno figli di quella in Paesi poveri)? Non sto dicendo che sarà una passeggiata; sto solo chiedendo che si rifletta seriamente sui benefici derivanti dalla sconfitta dell’invecchiamento e se questi non varrebbero ogni sforzo necessario per risolvere qualunque suo potenziale effetto collaterale (posto che ve ne sia alcuno).

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Asso numero 2: Non ne sappiamo più dell’umanità del futuro

Questa argomentazione mi piace parecchio, anche più della precedente, perché confuta una parte essenziale della maggior parte delle obiezioni al ringiovanimento – in pratica tutte quelle che cominciano per “E se poi…?”

Mi riferisco a tutte quelle obiezioni che congetturano potenziali problemi futuri. E se poi la Terra finisce per essere sovrappopolata? E se poi il mondo diventasse un posto così orribile che sarebbe meglio essere morti che viverci per secoli? E se poi un dittatore vivesse mille anni? E se poi questa e quell’altra sciagura capitassero? Più spesso di quanto non si pensi, queste non sono davvero delle domande, ma piuttosto dei veri e propri assunti. Si tende a prendere per scontato che la sovrappopolazione sarà un problema certo e irrisolvibile, esacerbato da supercentenari che non muoiono mai; che il futuro sarà triste e funesto, e perciò che una vita dalla durata indefinita sarebbe solo un pessimo servizio reso ai nostri discendenti; che qualcosa dovrà per forza andar storto, e dunque faremmo meglio a lasciar perdere l’impresa del ringiovanimento.

In verità, del futuro ne sappiamo ben poco, specialmente rispetto all’umanità del futuro stessa. Potremmo star qui tutto il giorno a battibeccare cercando di decidere se la finitezza delle risorse sia o non sia un limite invalicabile che ci impone di mantenere la popolazione al disotto di una certa soglia (soglia che sembra si assuma sempre essere, guarda caso, inferiore al numero della popolazione corrente); ma alla fine della fiera il punto è che non lo sappiamo, e sarebbe arrogante da parte nostra assumere che un problema oggi sarà tale anche domani. Provate ad immaginare se i nostri antenati, duecento anni fa, si fossero detti: “I vaccini potrebbero far aumentare la popolazione a dismisura! Salverebbero certo un sacco di vite, ma poi quelle stesse vite procreerebbero a loro volta, e in un paio di secoli la popolazione mondiale conterebbe miliardi di individui! Come faremmo mai a sfamare tutte quelle bocche? Meglio lasciar perdere i vaccini e lasciare che la natura faccia il suo corso. È un male necessario.”

Grazie al cielo, l’idea non sembra aver sfiorato la mente dei nostri avi; se lo avesse fatto, staremmo ancora morendo di vaiolo a causa della loro mancanza d’immaginazione. I vaccini hanno di fatto contribuito all’aumento della popolazione, ma contestualmente abbiamo sviluppato mezzi e tecnologie per sfamare più gente. I nostri avi non avrebbero potuto saperlo, e sarebbe stato arrogante da parte loro assumere che il problema che avevano allora (l’incapacità di sfamare miliardi di persone) sarebbe stato altrettanto intrattabile duecento anni più tardi. (Vero, la fame nel mondo è ancora un problema, ma è molto meno serio di quanto fosse prima.)

Adesso noi ci troviamo nella stessa situazione dei nostri antenati di duecento anni fa. Non sappiamo di per certo come sarà il futuro, e non sappiamo se i problemi odierni che potrebbero essere esacerbati dalla sconfitta dell’invecchiamento saranno ancora dei problemi in futuro. Prima che la sconfitta dell’invecchiamento causi un significativo incremento della popolazione (posto che lo faccia), saremo o no capaci di supportare facilmente più persone? La vita della gente dipenderà ancora così tanto dall’avere un lavoro, cosicché la disoccupazione sarà ancora un problema, o forse l’economia futura sarà diversa? Avremo tecnologie in grado di ridurre il nostro impatto ambientale, o useremo ancora centrali a carbone? Se si prende in considerazione il fatto che occorreranno almeno un paio di decadi prima che delle biotecnologie ringiovanenti efficaci siano sviluppate, e che anche allora non ci saranno troppi anziani insolitamente longevi prima di qualche altro decennio ancora, le risposte a queste domande potrebbero essere molto incoraggianti, specialmente alla luce del fatto che tecnologie e idee essenziali che ci potranno aiutare lungo il cammino stanno già adesso diventando lentamente realtà.

Se oggi dicessimo “no” al ringiovanimento, non staremmo condannando solo noi stessi alle malattie della vecchiaia, ma anche le generazioni future. Peggio: lo staremmo facendo sulla base del discutibile assunto che sappiamo abbastanza sul mondo del futuro per decidere adesso che il ringiovanimento gli farebbe più male che bene. Se creassimo il ringiovanimento, daremmo ai nostri discendenti (e forse anche a noi stessi) la possibilità di scegliere se farne uso o meno; se non lo creassimo, negheremmo loro questa possibilità e li costringeremmo a soffrire della piaga che è la vecchiaia. In futuro, i nostri discendenti potrebbero esserci riconoscenti di aver offerto loro la possibilità di scegliere tra salute e malattia, o rimpiangere le decisioni affrettate ed erronee dei loro arroganti antenati dalla scarsa immaginazione.

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